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il vertice

La pellicola criminale di un film già visto: a Catania sono 42 le piazze dello spaccio di droga

L'Antimafia chiede interventi urgenti, gli scontri armati per il predominio del narcotraffico

06 Luglio 2026, 19:10

21:08

La pellicola criminale di un film già visto: a Catania sono 42 le piazze dello spaccio di droga

Pare la pellicola di un film già visto. A Catania si spara per il traffico di droga. Uno scontro fra bande per lo più - la mafia sarebbe coinvolta solo in parte - per il controllo dello smercio di sostanze stupefacenti. Una città dove sono operative ben 42 piazze di spaccio. E in poco più di sei mesi sono stati sequestrati già 160 chili di cocaina. Lo scenario arriva al termine della missione catanese della Commissione Regionale Antimafia. Ieri mattina a Palazzo Minoriti, il presidente Antonello Cracolici, accompagnato dai deputati Giovanni Burtone, José Marano, Ludovico Balsamo, Salvatore Scuvera e Sebastiano Venezia, ha sentito le relazioni del procuratore Francesco Curcio, del questore Giuseppe Bellassai, del comandante dei carabinieri Salvatore Altavilla, del capocentro Dia Filippo Puzzo, del comandante della guardia di Finanza Marco Filipponi e del prefetto Pietro Signoriello che presiede il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.

«C'è una recrudescenza di episodi criminali che gli investigatori non ascrivono ad attività o personaggi legati alle organizzazioni mafiose. È possibile che ci sia - ha spiegato Cracolici ai cronisti - una recrudescenza di persone che aspirano a diventare parte delle organizzazioni mafiose. Il più delle volte questi scontri sono frutto di problemi legati al traffico della droga». Cracolici ha quindi portato l’attenzione proprio sul traffico di sostanze stupefacenti: «C'è stato riferito che solo nella città di Catania vi sono 42 piazze di spaccio e quindi la droga è il principale affare che gestisce l’organizzazione criminale di Cosa nostra e non solo». I soldi sporchi della droga però vanno riciclati: «Le ingenti risorse che girano attorno al traffico della droga, inevitabilmente, hanno bisogno - spiega il presidente Cracolici - poi di essere riciclate nei settori delle cosiddette economie pulite che rischiano di essere fortemente inquinate». I settori sono quelli del turismo, dei rifiuti, degli appalti.

Il presidente dell’Antimafia Regionale ha incassato quanto detto dai vertici investigativi, ma non vuole certamente sottovalutare quanto sta accadendo. Oltre la droga sequestrata - i quantitativi hanno già eguagliato quelli di tutto l’anno scorso - si registrano sempre più rinvenimenti di arsenali e armi da guerra. «E prima o poi quelle armi saranno utilizzate contro le persone. E questo non possiamo certamente sottovalutarlo. Quindi serve intervenire sui mezzi di contrasto ma anche su quelli di prevenzione». Cracolici ha citato quanto già fatto in tema di contrasto alle dipendenze, sui sistemi di videosorveglianza nelle città, sulla possibilità di allontanare i ragazzi dai contesti criminali grazie alla Legge “Liberi di Scegliere”. Un’altra tematica affrontata è la velocità della risposta giudiziaria e la certezza della pena. «Il più delle volte, per indagini delicatissime per fatti di mafia, dal momento in cui viene depositata la richiesta da parte della procura della Repubblica per emettere misure cautelari al momento in cui i gip si pronunciano passa a volte anche più di un anno. Quindi c'è gente che sostanzialmente avendo commesso reati, circola liberamente per le nostre città. C'è un problema di funzionalità della giustizia - ha aggiunto Cracolici - e quindi è un tema che porremo al ministero perché anche con le riforme che si sono annunciate, tra cui quella del gip collettivo che dovrà giudicare gli atti dei procuratori, si rischia di dare il colpo mortale al funzionamento della giustizia. Una cosa deve essere chiara, va garantita la certezza della pena perché è un tema che riguarda la società».

Il presidente dell’Antimafia, come già aveva denunciato su questo giornale, ha chiesto misure adeguate per le carceri. «A Enna i detenuti hanno protestato perché gli agenti hanno bloccato l’ingresso di telefonini. Questo dimostra che le case circondariali sono diventate dei gruviera. Non è davvero più giustificabile quello che accade».

Cracolici si è smarcato dalle domande di analisi politica. Ma una cosa l’ha voluta dire. C’è stata una sottovalutazione rispetto al tema del contrasto alle mafie.

«L'emergenza da affrontare è che intanto la mafia c'è - ha detto - e non è vero che non è più un’emergenza, perché tutto sommato non spara più. Purtroppo invece quella si sta dimostrando una strada molto pericolosa perché la mafia e i mafiosi tendono in qualche modo a rinnovarsi, a riciclarsi, ad attrarre nuove generazioni e noi abbiamo il dovere - ha concluso - di alzare il livello di attenzione per avere strumenti sempre più innovativi di contrasto e strumenti che possano in qualche modo mettere in discussione l’egemonia anche culturale».