L’efferato delitto
I 4 “picciriddi” di San Cristoforo, 50 anni senza verità. Uccisi dai Santapaola e dal silenzio di una città
Oggi inaugurato il murale. Il procuratore Ardita: «Grave che per anni non si sia conosciuto il destino di questi ragazzi»
Spariti nel nulla. Ingoiati nel silenzio omertoso di una città grigia e violenta. Sono trascorsi cinquant'anni dalla brutale assassinio dei quattro “picciriddi” di San Cristoforo che ebbero la colpa di scippare la madre di Nitto Santapaola. Un atto imperdonabile per il padrino e i suoi fratelli, Turi e Nino “u pazzu”. Oggi i tre mafiosi sono morti, ma la verità storica di quello che è accaduto a quei quattro ragazzini, inseriti da qualche anno nel lungo elenco delle vittime di mafia, è rimasto avvolto nel mistero. L'unico documento è il verbale di Nino Calderone, che da Marsiglia consegnò quella turpe verità a Giovanni Falcone. Le madri di Riccardo Cristaldi, Giovanni La Greca, Lorenzo Pace e Benedetto Zuccaro, tutti tra i 13 e 15 anni, conobbero attraverso i racconti del pentito la verità su quello che era accaduto ai loro figli. Sequestrati per giorni. Poi, con la scusa che avevano riconosciuto Turi Santapaola, che era proprietario di una gastronomia a San Cristoforo, fu decretata la loro condanna a morte. I quattro picciriddi furono strozzati e gettati in un pozzo a Mazzarino, nella provincia nissena. Forse uno di loro fu buttato vivo.
Quattro delitti efferati. Di cui però non si è mai avuta una sentenza di colpevolezza. A livello storico-documentale è quasi impossibile trovare atti. Un romanzo, qualche articolo. Davvero troppo poco per quattro bambini ammazzati. «È una brutta storia, nata male e finita peggio», esordisce il procuratore aggiunto di Catania, Sebastiano Ardita sollecitato sul caso. «Quando accadde nessuno provò a ricostruire quello che era accaduto. Le famiglie dovettero soffocare nel silenzio il loro dolore per paura di ritorsioni. E quando Calderone parlò erano passati oltre 10 anni da quella tragedia. Furono fatti alcuni sopralluoghi, ma senza successo. Non è stato scritto niente di significativo, se non qualche articolo. Nessuno si è interrogato fino in fondo sul significato di quel gesto, e sulle implicazioni sociali di una omertà che si spinse fino a far sì che cittadini non provassero a rivolgere neppure una sacrosanta protesta per un eccidio che aveva stravolto un quartiere».
Calderone ha deciso di parlare nel 1987. Per undici anni nessuno mosse un dito per scrivere la parola giustizia. Ma anche dopo si fece ben poco considerando l'esito processuale. «Ciò che è più grave non è tanto che non si fossero scoperti i colpevoli, ma che per oltre 10 anni a partire dal 1976 non si fosse pubblicamente conosciuto il destino di questi ragazzini. Possiamo solo immaginare che le collusioni abbiano giocato la loro parte. Tenga conto che a Catania - ricorda Ardita - nel dicembre del 1984 sarebbero stati arrestati tre magistrati, il comandante dei carabinieri, il direttore del carcere, il comandante degli agenti di custodia e indagati un numero imprecisato di altri magistrati ed esponenti delle forze dell'ordine. Molti di essi proprio con l'accusa di aver favorito Santapaola».
Cosa Nostra ammazza e ha sempre ammazzato i bambini. Che i picciriddi gli uomini d'onore non li toccavano è un falso storico, o come si dice ai nostri tempi una fake news. Forse Nitto Santapaola progettava di tenere nascosto questo assassinio? «Non sarei così sicuro che Santapaola - commenta Ardita - volesse tenere nascosto questo fatto. Era un messaggio di straordinaria violenza e di predominio. Insieme ai suoi fratelli Salvatore e Antonino, con i quali condivise ogni scelta, voleva “far capire” chi erano i Santapaola. Era consapevole che a San Cristoforo tutti avrebbero saputo e temuto. Il consenso criminale gli derivava dal potere che esercitava e da alcune piccole attenzioni a qualcuno, appositamente enfatizzate. Esattamente - aggiunge il procuratore - come quei dittatori spietati che si fanno fotografare mentre fanno l'elemosina a una persona indigente. La gente ne conosce bene la crudeltà, ma gli conviene convincersi che siano persone buone e generose. Se poi vogliamo riferirci alla differenza rispetto al Santapaola prudente e strategico che abbiamo imparato a conoscere, posso rispondere che fino al settembre 1978 Nitto Santapaola era un'altra persona. Ma questo - spiega Ardita - sarebbe un altro lungo discorso». Alcuni mesi fa Nitto è morto. Ma la parte istituzionale e politica di questa città si è voltata dall'altra parte. «Oggi il silenzio non è più un tabù come lo era un tempo. Le ragioni - argomenta il procuratore - per cui non si è detto nulla sono altre. Santapaola non è stato il male che ha agito da solo contro una città. È stato, al contrario, un prodotto criminale relativo. Dapprima rozzo, espressione del disagio e dell'emarginazione. Ma poi si è affinato ed è cresciuto su commissione di rispettati uomini di potere, che per proprio interesse gli hanno consentito di poter divenire loro alleato. Quindi, la città prima di parlare di Santapaola dovrebbe riflettere sulla possibilità di considerarlo come un prodotto, ancor più che una minaccia».
Stamattina in via Gramignani, su iniziativa della Città dei Ragazzi, sarà inaugurato un murale dedicato ai 4 picciriddi ammazzati. «Rimane da parte di alcuni la voglia di capire cosa realmente sia accaduto. Ma da parte di molti altri resta - conclude il procuratore Ardita - la stessa indifferenza rispetto alla sorte di un numero imprecisato di bambini e di ragazzini che vivono oggi nelle stesse condizioni di degrado e di povertà. Ragazzini che, in un modo o nell'altro, potrebbero fare la stessa fine di quelle vittime o prendere il posto dei loro carnefici».