Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
8 luglio 2026 - Aggiornato alle 08:00
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

ambiente

Plaia di Catania, una settimana per conoscere il destino del canale Arci

Il giudice dovrà pronunciarsi in merito all’eventuale sbarramento totale del canale

08 Luglio 2026, 08:00

Plaia di Catania, una settimana per conoscere il destino del canale Arci

Si dovrà attendere una settimana, dopo l’udienza in tribunale di lunedì «il tempo che il giudice si è riservato per decidere», per capire cosa accadrà al canale Arci. La notizia è stata data in commissione Mare, presieduta da Anthony Manara (FdI), da Lara Riguccio, direttore all’Ecologia del Comune. Era presente anche Giovanni Curia, Gruppo Trantino sindaco, in qualità di presidente della Commissione Sicurezza.

Il giudice dovrà pronunciarsi in merito all’eventuale sbarramento totale del canale, evitando del tutto che sfoci alla Plaia in ottemperanza all’ordinanza del 2021 del giudice Mangano, così come richiesto con procedura d’urgenza (ex articolo 700) dai balneari. L’alternativa è lasciarlo così com'è, cioè con il rivolo da 10 l/s lasciato aperto dalla soglia di tracimazione realizzata da Sidra secondo le indicazioni tecniche imposte dall’Autorità di Bacino (AdB) all’altezza della ex casa cantoniera lungo la statale 114. Rivolo che consente all’Arci di arrivare comunque a mare, non sempre con un aspetto rassicurante e con le proteste dei bagnanti che non mancano di certo.

Ieri ad esempio, nell’acqua dal canale verso la spiaggia affioravano alghe e piante acquatiche, una reazione naturale per carenza d'ossigeno a fronte di un contenuto di azoto e fosforo in eccesso che si verifica in presenza di scarichi industriali e civili non adeguatamente trattati con la depurazione.

«L’incertezza sugli sversamenti c’è - ha rilevato Manara - si sa benissimo che le vie di accesso lungo il canale non sono controllate e c’è chi sversa anche di notte sostanze chimiche pericolose, facendo finire tutto a mare, oltre alle aziende autorizzate a scaricare reflui depurati, ma chi controlla che lo siano? Va garantita la salute dei bagnanti, del mare e di chi investe sul mare. Il problema è di tutti, non solo dei lidi attigui alla foce dell’Arci. La competenza dei canali è dell'autorità di Bacino? Sarà la nostra prossima convocazione».

«Resta il fatto - ha sottolineato Curia - che AdB stessa nella Autorizzazione Unica della soglia ha messo nero su bianco che avrebbe dovuto “impedire il deflusso a mare delle acque”, ma così non è. Inoltre, ci sono casi certificati con referti ospedalieri di bambini che hanno sviluppato dermatiti e virus allo stomaco dopo aver fatto il bagno, tanti evitano proprio di entrare in acqua e lì di sera si vedono zanzare mai viste finora in questa quantità. Le famiglie fanno sacrifici tutto l’anno per affittare la cabina d'estate, ma non è vivibile e non ci pare corretto. Ho già avuto interlocuzioni con sindaco e vicesindaco, ma attendiamo la pronuncia del giudice».

«Già da marzo - ha assicurato Riguccio - come Comune avevamo chiesto a Polizia locale, Guardia costiera e Forestale, di avviare indagini su eventuali cause di inquinamento dei corsi d’acqua, per individuarli e punirli penalmente. Le acque dell’Arci tra l’altro vengono ulteriormente trattate con un metodo biologico da Sidra e il risultato delle analisi ne conferma l’efficacia, così come le analisi effettuate periodicamente da Asp alla foce. Essendo poca l’acqua che esce e con le alte temperature è normale il proliferare di materiale vegetale. Ciò che conta sono i valori delle analisi in linea con la balneabilità, così come la realizzazione della soglia di tracimazione attuata secondo le indicazioni di AdB e a norma della legge che stabilisce come sia un reato interrompere corsi d’acqua naturali, come viene considerato l’Arci, pena l’arresto da 2 a 6 anni».