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l'inchiesta

Operazione "Scacco" a Sommatino: mazzette e favori, il "sistema agrigentino" sbarca anche nel Nisseno

Intercettazioni, regalie e favori negli appalti che venivano frazionati per agevolare gli amici

08 Luglio 2026, 04:51

05:00

Operazione "Scacco" a Sommatino: mazzette e favori, il "sistema agrigentino" sbarca anche nel Nisseno

Le difficoltà economiche, il potere politico e decisionale in un piccolo paese apparentemente lontano dai fari del Palazzo di Giustizia di Caltanissetta e un’indagine sulle mazzette per la rete idrica di Agrigento fanno finire l’ex sindaco di Sommatino, Totò Letizia, agli arresti domiciliari. Da una parte la fragilità di un uomo, dall’altro i consigli del fratello di un collaboratore di giustizia e il “sistema Caramazza” messo in piedi dall’imprenditore favarese Diego Caramazza, hanno aperto uno spaccato di bustarelle e favori negli appalti pubblici. Ma le intercettazioni fatte all’ex sindaco dopo che era stato vittima di un attentato (la Renault Megane era stata crivellata da pallettoni) e quelle della procura agrigentina hanno fatto scoprire il vaso del malaffare, tanto che i carabinieri del nucleo investigativo di Caltanissetta hanno fatto “Scacco” (così è stata denominata l’operazione). La gip Lorena Santacroce ha firmato sei misure. Per l’ex sindaco Totò Letizia (51 anni a gennaio) e per l’imprenditore agrigentino Diego “Dino” Caramazza, di 45 anni, gli arresti domiciliari. Per l’ex sindaco disposto anche il sequestro della somma di 15 mila euro. Un anno di sospensione dal lavoro per il dirigente comunale Roberto Alotta di 53 anni, che avrebbe ricevuto regalie e soldi in contanti dopo l’aggiudicazione di alcuni appalti pubblici. Sospensione dall’ordine degli architetti di Caltanissetta per un anno per il professionista Calogero Vendra, di 62 anni, e divieto di contrarre con la pubblica amministrazione. Divieto di contrarre con la pubblica amministrazione e di attività di impresa per Luigi Pulci, 59 anni, fratello dell’ex collaboratore di giustizia Calogero Pulci. Divieto di contrarre con la pubblica amministrazione per Lorenzo Pulci, di 62 anni. Rigettata la richiesta degli arresti domiciliari per gli ex assessori di Sommatino Mariangela Castellano e Jean Pierre Rumeo (difesi rispettivamente da Giuseppe Dacquì e Salvatore Manganello). Le accuse a vario titolo sono di concussione, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, induzione indebita a dare o promettere utilità.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri l’ex sindaco e i componenti del suo “cerchio magico” avrebbero ricevuto soldi in contanti dopo l’aggiudicazione degli appalti, soldi per tamponare le esigenze di tutti i giorni. E tra i corruttori spunta il nome di Diego “Dino” Caramazza, lo stesso imprenditore agrigentino che per l’appalto della condotta di Agrigento - inchiesta in cui è indagato anche l’ex assessore regionale all’Energia Roberto Di Mauro - è stato beccato con le mazzette pronte ad essere elargite. E lo stesso sistema avrebbe utilizzato l’imprenditore anche a Sommatino, tanto che la sorella Federica Caramazza di 37 anni è stata intercettata mentre contava i soldi che da lì a poco sarebbero andati a finire nelle tasche di amministratori e tecnici “infedeli” ai doveri d’ufficio. Lo stesso Caramazza è indagato anche per un altro mega appalto ad Agrigento.

L’indagine “Scacco” ha scoperchiato un sistema che sarebbe andato avanti nel tempo. Per una fiera di paese, finanziata dalla Srr Impianti (la società in house che gestisce il sistema dei rifiuti nei comuni dell’ambito territoriale Caltanissetta sud) gli amministratori avrebbero chiesto un contributo in contanti agli ambulanti. Soldi che sarebbero serviti per “un weekend alla Spa”. Non solo soldi in contanti ma anche cene a sbafo in alcuni locali pubblici del paese e trovate tecniche - burocratiche per l’affidamento dei servizi grazie agli appalti sotto soglia.

Che da Agrigento l’indagine poteva arrivare anche a Sommatino alcuni indagati ne erano consapevoli. Dopo l’arresto di Caramazza per le mazzette per gli appalti agrigentini, Alotta con Vendra subito dopo l’arresto dell’imprenditore si lasciano andare a delle considerazioni: “Meno male che non si è fatto contratto sino ad ora, altrimenti qua dovevano venire”. Caramazza aveva già fatto “i marciapiedi, la variante, poi i muretti lui pure! Questi se vengono qua e vedono queste cose chissà cosa pensano”, dicevano. E ci sono arrivati col tempo e dopo aver sentito migliaia di conversazioni.