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Il giallo

“Avvertimento” nella cassetta della posta per la sorella del boss Nitto Santapaola

Ad accorgersi dello strano plico un condomino che ha subito allertato l'amministratore

07 Luglio 2026, 23:52

08 Luglio 2026, 00:00

“Avvertimento” nella cassetta della posta per la sorella del boss Nitto Santapaola

Un cilindretto di carta contrassegnato da una croce realizzata con un pennarello nero è stato recapitato nella buca delle lettere (nella foto) dell’abitazione di Maria Grazia Santapaola, sorella dello storico capomafia Benedetto “Nitto” e madre di Aldo Ercolano. Chi ha lasciato il messaggio sembra essere andato a colpo sicuro, conoscendo con precisione l’indirizzo in una zona residenziale della città. A dare l’allarme sono stati alcuni condomini che hanno informato l’amministratore del residence che a sua volta ha chiamato la polizia. Sul posto sono intervenuti gli agenti delle Volanti e i colleghi del nucleo artificieri che hanno esaminato il materiale, escludendo l’esplosivo. Sull’accaduto indaga la Squadra Mobile. Non risultano, al momento, elementi certi sulla matrice del gesto compiuto ai danni della donna, né collegamenti confermati con le vicende giudiziarie in corso o con le dinamiche interne al clan. Gli investigatori valutano diverse ipotesi, compreso un possibile segnale intimidatorio legato agli assetti criminali del territorio.

Un cognome eccellente quello di Maria Grazia Santapaola, sorella di “Nitto” per decenni al vertice della famiglia mafiosa catanese. Suo figlio Aldo Ercolano, 65 anni, è considerato nipote e braccio destro dello zio, al punto che il clan porta il nome Santapaola-Ercolano. Ercolano fu tra gli esecutori dell’omicidio del giornalista Pippo Fava e di decine di altri delitti e nel 1994 venne arrestato dopo due anni di latitanza durante i quali aveva assunto la reggenza della famiglia mafiosa catanese in seguito all’arresto dello zio Nitto. È attualmente all’ergastolo. Il nome di Ercolano è tornato alla cronaca giudiziaria nelle ultime settimane: la Corte d’assise di Catania lo ha rinviato a giudizio, insieme con altri quattro imputati, per il duplice omicidio degli imprenditori Alessandro Rovetta e Francesco Vecchio, uccisi il 31 ottobre 1990 nel sito delle Acciaierie Megara per essersi rifiutati di cedere alle richieste di pizzo. Si tratta di un cold case risalente a 36 anni fa, per il quale la Procura generale lo ritiene ideatore e organizzatore dell’agguato. La prima udienza del processo si è tenuta ieri, davanti alla quarta sezione penale della Corte d’Assise.