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L'inchiesta

Spionaggio per la Russia: un messinese tra i sette indagati I NOMI

L'inchiesta della Procura di Roma su un presunto circuito di spionaggio al servizio della Russia che ha già portato all'arresto di due ex appartenenti all'intelligence italiana

07 Luglio 2026, 23:50

08 Luglio 2026, 00:00

Spionaggio per la Russia: un indagato di Messina tra i sette indagati I NOMI

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Tra gli indagati c'è anche un messinese: Sergio Romeo, 57 anni. Il suo nome compare nell'inchiesta della Procura di Roma su un presunto circuito di spionaggio al servizio della Russia che ha già portato all'arresto di due ex appartenenti all'intelligence italiana, Gavino Raoul Piras, 59 anni, sassarese, e Vincenzo Di Pasquale, 59 anni, originario di Matera.

Oltre a Romeo, risultano indagati Davide Piantanida, 46 anni, di Foggia; Gianluca Nardella, 47, anche lui foggiano; Giuseppe Tempesta, 55, di Bari; e Antonio Guerra, 69, barese.

L'indagine, coordinata dagli inquirenti romani e affiancata dall'attività di controspionaggio dell'Aisi, delinea un quadro in cui l'apparato russo nel Paese sarebbe tutt'altro che dormiente, mentre la risposta italiana si mantiene serrata.

Sul tavolo ci sono due facce della stessa medaglia: da un lato la Sigint, l'intercettazione delle comunicazioni fino all'uso di spyware; dall'altro la Humint, la via “classica” della corruzione di addetti con accesso a informazioni militari e strategiche.

Lo schema che emerge richiama precedenti noti. Nel 2021 l'ufficiale di Marina Walter Biot fu arrestato in flagranza mentre consegnava documenti riservati a funzionari dell'ambasciata russa in cambio di denaro. Anche ora l'iniziativa di acquisire informazioni, secondo gli inquirenti, sarebbe partita dalla rappresentanza diplomatica di Mosca.

Il copione è rodato: si individua chi ha accesso alle carte, lo si avvicina, si offre denaro; il tutto all'ombra della copertura diplomatica che garantisce immunità agli operatori russi.

Non è un caso isolato. Già nel 2020 un ufficiale francese in servizio presso la base Nato di Napoli fu arrestato con l'accusa di aver passato notizie top secret a un agente del Gru, l'intelligence militare di Mosca. Nello stesso anno, l'operazione “Dalla Russia con amore” – aiuti inviati durante la fase più dura della pandemia – vide la presenza in Italia di personale dei servizi russi, con convogli scortati costantemente dai militari italiani per impedirne “sconfinamenti”.

Secondo le analisi dell'intelligence, dopo l'invasione dell'Ucraina l'attivismo russo in Italia si è fatto più aggressivo e multiforme. Non finiscono nel mirino solo documenti militari: appetibili risultano anche asset industriali e progetti sensibili di grandi gruppi come Leonardo e Fincantieri. E i tentativi di penetrazione non passano unicamente per i canali diplomatici: sul territorio operano, nell'interesse del Cremlino, anche altri cittadini russi e non solo.

A completare il quadro, la minaccia ibrida: campagne di disinformazione e operazioni di cyberattacco puntano a influenzare l'opinione pubblica, colpire infrastrutture critiche e logorare la fiducia nelle istituzioni europee e nella Nato.

In questo contesto, l'iscrizione nel registro degli indagati di sette persone – tra cui il messinese Sergio Romeo – e l'arresto dei due ex 007 italiani rappresentano, per gli inquirenti, il segnale di un braccio di ferro sotterraneo ma costante: da un lato l'intelligence russa, dall'altro il controspionaggio italiano che presidia il perimetro della sicurezza nazionale.

Resta ferma la presunzione di innocenza: le posizioni delle persone arrestate e degli indagati saranno valutate nelle sedi competenti e ogni responsabilità, se esistente, andrà dimostrata secondo legge.