Il progetto
Una scuola di sartoria per donne vittime di violenza in un bene confiscato alla mafia: a Catania nasce "Moda operandi"
L'inaugurazione dello spazio è fissata per domani, alle 17, in via Pietra dell'Ova. L'obiettivo è aiutare le persone fragili a emanciparsi e raggiungere l'autonomia
Domani alle 17 in via Pietra dell’Ova 137 alla presenza del sindaco Enrico Trantino, dell’assessora ai Beni confiscati Viviana Lombardo e dell’assessora ai servizi sociali Serena Spoto, in un immobile confiscato alla mafia e trasformato in struttura sociale, prenderà avvio il progetto “Moda Operandi”, un hub sociale dedicato all’emancipazione e all’autonomia economica di donne in situazione di marginalità, con particolare attenzione alle donne migranti, vittime o potenziali vittime di violenza, tratta e sfruttamento.
L’iniziativa è frutto dall’Avviso di co-progettazione dell’amministrazione comunale “Progetto Scia – Sostegno alla creazione d’impresa e all’autoimpiego” promosso dalla direzione Famiglia e Politiche Sociali del Comune di Catania, finanziato coi fondi comunitari Pon Metro Plus 21/27. La palazzina confiscata dallo Stato a famiglie mafiose è ora completamente rifinita e arredata per accogliere soggetti vulnerabili, secondo un piano d’intervento messo a punto dai servizi sociali comunali, alla luce del contesto cittadino, segnato da povertà economica e culturale e da un aumento dei fenomeni di violenza domestica e di genere.
Il progetto “Moda Operandi”, che verrà presentato giovedì, intende offrire una risposta concreta a questi bisogni, coniugando il diritto all’emancipazione personale con il raggiungimento dell’autonomia economica, condizione indispensabile perché le donne possano riprendere in mano la propria esistenza e il proprio diritto all’autodeterminazione. È previsto un corso di taglio e cucito di 120 ore, affiancato da una ricca offerta di laboratori creativi – dalla modellistica al riuso creativo dei tessuti, dalla pittura su stoffa al laboratorio tessile autobiografico – pensati per valorizzare le competenze, l’identità e la resilienza delle partecipanti. Il percorso si completa con un programma di sostegno alla creazione d’impresa di esperti di settore.
Il progetto si fonda su una rete sociale di supporto che mette in dialogo le sartorie sociali più attive sul territorio cittadino, lo Sportello “Crea impresa” di Cna Catania per la consulenza giuridico-amministrativa e l’accompagnamento all’avvio d’attività, e i soggetti del terzo settore impegnati nel contrasto alla violenza di genere. Particolare attenzione è dedicata alle politiche di conciliazione vita-lavoro, con l’attivazione di un’area giochi per minori a supporto delle donne impegnate nelle attività formative e con percorsi di auto-mutuo-aiuto.
Con questo progetto, frutto della cooperazione virtuosa tra pubblico e terzo settore, – ha detto l’assessore Spoto – vogliamo trasformare un laboratorio sartoriale in uno spazio di libertà e di riscatto. Restituire alle donne autonomia economica significa restituire loro la possibilità di scegliere e di liberarsi da situazioni di violenza e dipendenza. È questa la direzione di una comunità che vuole prendersi cura di chi vive ai margini, una prospettiva che assume maggiore valore poiché si svolgerà in un bene confiscato alla mafia opportunamente riqualificato dall’amministrazione comunale con una procedura avviata negli anni scorsi.