La storia
Processo all'ong del soccorso in mare, Medici senza frontiere: «Nave Aquarius assolta per la gestione dei rifiuti»
L'imbarcazione ha salvato vite umane nel Mediterraneo centrale tra il 2016 e il 2018. Poi è arrivata l'accusa di non rispettare le leggi sullo smaltimento dell'immondizia
«Il Tribunale di Catania ha finalmente accertato che tutte le attività legate all’Aquarius, comprese le operazioni portuali e lo smaltimento dei rifiuti, erano conformi alla normativa vigente». Lo afferma, con una nota diffusa alla stampa, la ong Medici senza frontiere. L'indagine della procura etnea riguardava una presunta gestione illecita dell'immondizia accumulata durante le operazioni di salvataggio dei migranti in mare, che sarebbero poi stati smaltiti in maniera non conforme rispetto alla legge.
Già nel 2024 il caso si era sgonfiato con un primo proscioglimento della Ong. «Dopo una lunga fase di indagine (2017-2021) e un processo durato ancora più a lungo (2021-2026), il Tribunale di Catania ha finalmente accertato che tutte le attività legate all’Aquarius, comprese le operazioni portuali e lo smaltimento dei rifiuti, erano conformi alla normativa vigente», si legge in una nota diffusa adesso da Medici Senza Frontiere. Le accuse della magistratura catanese facevano particolare riferimento ai vestiti usati dei migranti, agli scarti alimentari e ai rifiuti provenienti dalle attività mediche a bordo.
La nave Aquarius è stata una delle imbarcazioni di ricerca e soccorso più note in Italia, negli anni in cui è stata attiva. Si trovava infatti nel Mediterraneo centrale tra il 2016 e il 2018. Il suo ultimo periodo in mare ha coinciso con la battaglia che il governo di allora ha deciso di combattere contro le ong. «Questi procedimenti giudiziari - spiega Msf - hanno avuto un profondo impatto personale e professionale sul personale coinvolto e hanno compromesso le operazioni di ricerca e soccorso in mare volte a salvare vite umane».
La sentenza, evidenzia Paul Brockmann, responsabile operativo di Msf, «rappresenta un importante momento di riconoscimento per i team che hanno lavorato sotto forte pressione politica mentre cercavano di salvare vite umane lungo la rotta migratoria più letale al mondo. Segna un passo importante per mettere fine all’infondata criminalizzazione delle operazioni di ricerca e soccorso in mare».
Concludono gli attivisti: «Oggi, alcuni membri del nostro staff sono ancora sotto processo a Catania per accuse analoghe relative alla gestione dei rifiuti a bordo della nave Vos Prudence. Siamo fiduciosi che questa decisione contribuirà anche a un esito positivo del procedimento tuttora in corso. Le persone continuano a fuggire dalla violenza, dallo sfruttamento, dall’insicurezza e da condizioni di estrema difficoltà, e molte continuano a rischiare la vita tentando traversate mortali alla ricerca di sicurezza o di una vita migliore».