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il caso

Il giallo al ricino di Pietracatella: l'inchiesta vicina a una svolta (grazie anche al racconto del parroco)

Le analisi sui campioni in Germania e un "segreto" confidato al religioso stringono il cerchio sul duplice omicidio di madre e figlia.

08 Luglio 2026, 18:13

18:20

Il giallo al ricino di Pietracatella: l'inchiesta vicina a una svolta (grazie anche al racconto del parroco)

A sei mesi da quello che appariva un tragico incidente domestico, l’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella sembra vicina a una svolta significativa. La morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e di sua figlia, Sara Di Vita, 15, inizialmente attribuita a una grave tossinfezione alimentare consumata durante le festività di Natale 2025, si è rivelata uno dei casi più inquietanti e intricati della cronaca recente.

Il 31 marzo 2026, l’individuazione di tracce di ricina — una potentissima tossina biologica — nel sangue delle due vittime ha completamente cambiato scenario, aprendo un fascicolo per duplice omicidio premeditato contro ignoti, ora seguito dalla Procura di Larino. Secondo fonti qualificate, si registrano “significativi passi avanti”.

L’attività procede su un doppio binario: quello scientifico e quello investigativo.

Sul versante tecnico, la chiave del caso si trova a Berlino, al Robert Koch Institute, centro federale d’eccellenza nello studio dei veleni e delle minacce biologiche. Dal 7 luglio 2026, un’équipe guidata dal direttore Christian Herzog e dalla dottoressa Sylvia Worbs sta esaminando i campioni biologici prelevati durante le autopsie, i prelievi dei sopravvissuti — il marito, Gianni, e la figlia Alice — nonché gli alimenti sequestrati nell’abitazione.

Una circostanza potenzialmente decisiva, emersa dalle prime indiscrezioni cliniche, riguarda la posizione di Gianni Di Vita: nel suo sangue non sarebbero state rinvenute tracce della sostanza letale, a differenza di quanto accertato in modo inequivocabile nei corpi di Antonella e Sara.

Per assicurare la massima tracciabilità ai fini processuali, tutte le operazioni nei laboratori tedeschi vengono videoregistrate e saranno messe a disposizione della magistratura italiana. Inoltre, nei primi giorni di agosto 2026, gli esperti del Robert Koch Institute sono attesi a Pietracatella per un accurato sopralluogo negli ambienti domestici, alla ricerca di eventuali residui di ricina.

Mentre la scienza ricostruisce le modalità di somministrazione della tossina, gli accertamenti sul campo cercano di chiarire chi l’abbia introdotta e per quale motivo. Gli investigatori hanno già passato al setaccio la rete relazionale della famiglia, con un numero di audizioni che, secondo diverse fonti, varia tra 30 e oltre 200 persone.

Di rilievo il colloquio, svoltosi direttamente in procura a Larino, con il parroco del paese, don Stefano Fracassi. Gli inquirenti ipotizzano che Antonella si fosse confidata con lui su aspetti particolarmente delicati della sfera familiare, alimentando una delle piste più complesse: la possibilità che la donna fosse venuta a conoscenza di un “segreto” capace di sconvolgerla.

Pur a fronte di voci su possibili tensioni domestiche, la Procura mantiene la necessaria cautela e, al momento, nessuno risulta iscritto nel registro degli indagati. Tuttavia, i tasselli dell’intricata vicenda sembrano allinearsi con sempre maggiore nitidezza: la ricostruzione della dinamica si avvicina e, con essa, la verità per Antonella e Sara.