Processo “Hydra”
«“Scarface” faceva da raccordo con il clan Mazzei e i catanesi»
Le motivazioni del gup: il ruolo di Cerbo, oggi pentito, nella supercupola lombarda
Il clan Mazzei di Catania ha messo radici nel Nord Italia già da tempi non sospetti. La “certificazione” è arrivata anche da sentenze della magistratura di Torino e Milano. Verdetti che sono finiti nelle carte del processo abbreviato Hydra che ha portato alla condanna di alcuni dei boss che hanno composto il consorzio delle mafie in Lombardia. Nella federazione criminale c’era anche la compagine catanese di Cosa Nostra, rappresentata proprio dai “carcagnusi”. Lo mette nero su bianco anche il gup di Milano che ha depositato le motivazioni del processo sulla mafia a tre teste conclusasi con la condanna degli imputati. E fra questi c’era William Cerbo “Scarface”, che da meno di un anno collabora con la giustizia. Il pentito Cerbo è stato condannato a 5 anni. Oltre allo “Scarface” catanese, avrebbe fatto parte della Supercupola anche Gaetano Cantarella - Tanu ‘u curtu - ingoiato dalla lupara bianca sei anni fa. «Dopo la scomparsa di Cantarella - si legge nelle motivazioni del gup - le indagini hanno dimostrato il permanere di un collegamento stretto con la “famiglia” Mazzei tramite Cerbo. Quest’ultimo - motiva il giudice di Milano - manteneva rapporti assidui con Giancarlo Vestiti e svolgeva di frequente la funzione di portavoce delle informazioni provenienti dalla Sicilia, in particolare da Catania, dove Giuseppe Castiglia era stato convocato all’indomani della scomparsa di Cantarella», ha continuato a scrivere il gup. «Significativa è la circostanza che la scomparsa di Cantarella coincidesse con una trasferta in Sicilia compiuta nel 2020 in provincia di Agrigento assieme a Giacchino Amico». Nella sentenza il gup prova a identificare il movente dell’omicidio: «Alcune conversazioni consentono di ipotizzare che all’origine della scomparsa vi fossero dissidi connessi ad ammanchi di cassa». Ma su questo aspetto ci sono già le procure siciliane che stanno lavorando all’omicidio. I pm hanno già in mano i verbali di Cerbo e non solo.
Il gup ha avuto la possibilità di poter analizzare oltre che le intercettazioni e le indagini svolte, anche le “dichiarazioni autoaccusatorie” del catanese. Cerbo, indicato come “il cugino” o “Willy”, è un interlocutore qualificato «in ragione del suo “retaggio” mafioso e, soprattutto, quale raccordo con Catania e con la famiglia Mazzei (“il cugino gli dice tutto”, ndr)».
Cerbo avrebbe assunto quindi, come lui stesso ha confermato ai pm della Dda di Milano, il “ruolo di referente” anche con altre componenti del sodalizio, quali, in particolare, quella dei Senese e di Giancarlo Vestiti che, infatti, spende in diverse occasioni le proprie conoscenze “con i catanesi”.
«Un ulteriore snodo probatorio è individuato nell’incontro/cena del 3 giugno 2020 (nel ristorante a Inveruno, comune del milanese)» a cui ha partecipato - fra gli altri - anche Willy Alfonso Cerbo. Lo “Scarface” catanese è descritto dal gup come «persona fidata e a disposizione stabile del sodalizio e della riuscita dei suoi interessi, assicurando raccordo, credibilità e capacità di intervento, in particolare, nella gestione delle attività imprenditoriali illecite del sodalizio e con riguardo alla solidarietà prestata ai sodali e ai loro familiari in caso di eventi imprevisti, quali la detenzione».