infrastrutture
«Troppe spese, compriamo meno tram»: Palermo, il pasticcio dei lavori e lo scontro sulla nuova tratta C
Il problema dei sottoservizi e il deposito non pronto per i nuovi convogli
Il tram non è neanche partito e già gli crolla la terra sotto i piedi. Letteralmente: a creare i primi seri problemi ai lavori per la tratta C, partiti da pochi giorni, sono i cosiddetti sottoservizi, tutto l'ammasso di cavi elettrici, fibra ottica, tubature dell'acqua e del gas che attraversano il sottosuolo della città. Per realizzare la tratta C, che collegherà la stazione centrale e la parte alta di corso Calatafimi passando per via Tukory e via Ernesto Basile, è necessario progettare uno spostamento delle varie reti che nei documenti è chiamato «risoluzione delle interferenze», e proprio questa operazione ha dato il via a una cascata di modifiche al progetto e ai lavori, con i tram che arriveranno in città ben prima del completamento della rete e con i primi veri motivi di tensione tra il Comune e il raggruppamento di aziende che sta svolgendo l'appalto.
La storia è tutta nella determina con cui l'amministrazione ha approvato l'altro ieri la prima perizia di variante del progetto. Nei documenti si legge che una sentenza del Cga ha stabilito che i costi per spostare i sottoservizi, che prima dovevano essere sostenuti dagli enti gestori, ora devono essere pagati dal Comune. Un'operazione da 11 milioni di euro che l'amministrazione dovrà sborsare di tasca propria. Per correre ai ripari il Comune ha dovuto quindi prendere una decisione drastica: il taglio dei tram, che da 44 scenderanno a 36 «per contenere la spesa - si legge nella determina - nei limiti delle risorse effettivamente disponibili». In più, nella variante sono previsti anche nuovi apparati da installare sulle vetture come un sistema per bloccare l'apertura delle porte sul lato opposto a quello della banchina, un sistema di arresto automatico e la predisposizione al nuovo sistema di biglietti di Amat.
L'appalto totale in questo modo scende da 286 milioni di euro a 273 milioni, una diminuzione di spesa totale di 13 milioni. In più vengono rimodulate le scadenze: ora il termine ultimo per fornire i tram scade il 21 luglio 2028, mentre per l'infrastruttura, le rotaie, sono stati concessi 150 giorni in più proprio per le interferenze dei sottoservizi: data ultima di consegna, 25 ottobre 2029.
Fino a qui la variante chiesta dal Comune. Su cui però è anche scritto il motivato dissenso delle imprese che hanno vinto l'appalto, Sis Scpa come capofila per i lavori e Caf S.a. come mandante per i treni. Che hanno apposto al documento delle contestazioni formali ed economiche pesantissime sulla sicurezza degli scavi, il taglio dei costi e addirittura lo stoccaggio dei mezzi in arrivo a Palermo. Per lo spostamento dei sottoservizi la Direzione lavori, è la contestazione delle imprese, ha tagliato la voce sull'assistenza degli scavi, fatta da personale con georadar, e lavorare senza questa assistenza continua potrebbe esporre a rischio gli operai e causare l'interruzione dei servizi essenziali come gas, luce e acqua. Sis chiede il reintegro dei controlli valutandoli in 1,3 milioni di euro di spesa aggiuntiva, o, in alternativa, di essere sollevata da qualsiasi responsabilità per eventuali danni.
Ma è la parte sui tram già in arrivo a Palermo quella più esplosiva: Amat ha comunicato formalmente a Caf che non potrà accogliere nei propri depositi altri tram oltre ai primi 5 già consegnati. Il motivo: mancano le indicazioni e l'adeguamento delle normative di prevenzioni antincendio.