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Il caso

La Cassazione: «Non offese magistrato». De Luca: «Commosso, ora scuse da Salvini e Bindi»

Depositate le motivazioni della Suprema Corte che a marzo ha annullato con rinvio la condanna del leader di ScN. «Il potere giudiziario non è sottratto alla critica», scrivono gli ermellini.

10 Luglio 2026, 00:00

La Cassazione: «Non offese magistrato». De Luca: «Commosso, ora scuse da Salvini e Bindi»

«Mi sono commosso». Cateno De Luca per un attimo ha lasciato le vesti di Scateno politico, deputato regionale di Sud Chiama Nord e sindaco di Taormina, mostrando l’umanità di Cateno. «Quello che ha scritto la Cassazione nelle motivazioni è un risarcimento morale per quello che ho dovuto subire. Una tragedia non solo personale ma anche familiare».

Sono state depositate le motivazioni della Suprema Corte che lo scorso marzo avevano annullato con rinvio la sentenza di condanna subita da De Luca per il reato di diffamazione nei confronti dell’ex procuratore generale di Messina, Vincenzo Barbaro. Il deputato regionale, in primo grado, era stato condannato a otto mesi. La Corte d’Appello di Reggio Calabria aveva riformato la sentenza applicando una modesta pena pecuniaria. «Io ero così stanco che non volevo nemmeno impugnarlo quel verdetto, ma il mio difensore, l’avvocato Carlo Taormina, ha insistito. E oggi devo dirgli grazie», commenta De Luca. Il procedimento, adesso, tornerà alla casella del secondo grado ma i giudici di rinvio dovranno tenere conto delle motivazioni degli ermellini.

Prima di andare avanti facciamo un piccolo riassunto delle ragioni che hanno portato all’apertura del processo. De Luca, nel corso di interviste giornalistiche, televisive e nel libro “Lupara Giudiziaria”, aveva evidenziato e denunciato la proliferazione innaturale di processi a suo carico. Procedimenti che si erano chiusi con un’assoluzione o un’archiviazione. La Cassazione ha, quindi, ritenuto fondato il ricorso della difesa del politico, evidenziando che definire «attacchi offensivi» le dichiarazioni di De Luca nei confronti del procuratore Barbaro significherebbe «punire l’esercizio della critica solo perché rivolta a un magistrato in aperta violazione del principio di uguaglianza e del diritto di libera manifestazione del pensiero sancito dall’articolo 21 della Costituzione». La Cassazione “bacchetta” i giudici di secondo grado: «In definitiva il giudizio è stato espresso senza verificare se De Luca aveva inteso rappresentare, dal proprio punto di vista, una situazione di persecuzione giudiziaria e di disparità di trattamento subita». La Cassazione, inoltre, cita anche i principi elaborati dalla Corte di Strasburgo, che «ha chiarito come il diritto di critica nei confronti di esponenti della magistratura corrisponda a un interesse pubblico e goda di limiti più ampi di quello esercitabile nei confronti dei normali cittadini». La Suprema Corte, infine, ricorda che il «potere giudiziario non è sottratto alle critiche».

De Luca, dopo aver letto le quindici pagine dell’annullamento, ha ricordato quanto aveva scritto l’anno scorso la Corte d’Appello di Messina nell’ordinanza con cui aveva disposto l’indennizzo di 15.000 euro sia per l’ingiusta detenzione che per il discredito e la lesione della reputazione in considerazione anche dell’eco mediatica delle vicende processuali subite.

«Ora mi aspetto le scuse da Matteo Salvini», dice De Luca ricordando le parole pronunciate dal leader leghista dopo la notizia dell’indagine che lo coinvolgeva. Il deputato regionale, inoltre, sollecita le scuse anche da Rosy Bindi, che in veste di presidente della Commissione Antimafia nazionale lo aveva etichettato «come impresentabile».

«In tutti questi anni di accanimento giudiziario nei miei confronti non ho mai perso la fiducia. Non sono mai scappato e sono stato un imputato modello. Alla fine la giustizia è arrivata», aggiunge De Luca. Che, prendendo spunto dalla sua vicenda processuale, suggerisce ai colleghi deputati e amministratori di aspettare il terzo grado di giudizio prima di «attaccare persone indagate». Io spero che i politici, così come i magistrati, la smettano di fare invasioni di campo. Ognuno faccia il proprio lavoro. Questa la sentenza, irrevocabile, di Scateno.