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Tre mesi dalla tragedia di via Ruggero Marturano a Palermo, il presidio dei sindacati: «Più controlli nei cantieri»

Commemorazione e protesta: famiglie e sindacati chiedono controlli rigorosi, trasparenza negli appalti e misure concrete per la sicurezza nei cantieri

10 Luglio 2026, 14:07

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Tre mesi dalla tragedia di via Ruggero Marturano a Palermo, il presidio dei sindacati: «Più controlli nei cantieri»

Sono trascorsi tre mesi dalla tragedia di via Ruggero Marturano, dove persero la vita Daniluc Tiberi Un Mihai, 49 anni, e Najahi Jaleleddine, 41 anni. I due operai stavano lavorando ai balconi dell'attico di un edificio quando la gru che sosteneva il cestello si piegò improvvisamente, facendo precipitare la piattaforma per dieci piani.

Per ricordare le vittime e chiedere maggiore sicurezza sul lavoro, Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno organizzato un presidio proprio nel luogo dell'incidente. A pochi metri dal punto della tragedia è stato affisso uno striscione, alla presenza dei familiari dei due operai e dei rappresentanti dell'associazione che riunisce le famiglie delle vittime degli incidenti sul lavoro di Casteldaccia, via Ugo La Malfa e Campofelice.

Il momento di commemorazione si è trasformato subito in una denuncia delle condizioni di sicurezza nei cantieri.

«L'ordinanza regionale che dispone, giustamente, lo stop al lavoro nelle ore più calde viene sistematicamente ignorata nei cantieri siciliani. Servono controlli rigorosi perché, senza la certezza delle verifiche, troppi imprenditori continuano a non rispettare le regole», hanno denunciato i sindacati.

«Questo presidio nasce per non dimenticare le vittime del lavoro e per continuare a sostenere le loro famiglie – affermano i segretari generali di Fillea Cgil Palermo, Filca Cisl Palermo Trapani e Feneal Uil Sicilia, Piero Ceraulo, Francesco Danese e Pasquale De Vardo –. Purtroppo questa iniziativa coincide con un nuovo gravissimo infortunio sul lavoro avvenuto ieri a Belmonte Mezzagno e con un'altra tragedia ad Agrigento. Nella maggior parte dei casi si tratta di cadute dall'alto, della mancata applicazione delle norme di sicurezza o dell'esposizione a temperature estreme. Eppure i controlli continuano a essere insufficienti».

Al presidio era presente anche l'assessore comunale Fabrizio Ferrandelli, al quale si è rivolta Monica Garofalo, vedova di Giovanni Gnoffo, una delle cinque vittime della strage di Casteldaccia, di cui a ottobre ricorreranno tre anni.

«Delle condoglianze non sappiamo che farcene. Noi vogliamo risposte – ha detto Garofalo –. Vogliamo sapere se quella tragedia si poteva evitare, e io credo di sì. Voglio sapere se mio marito ha sofferto, se poteva essere salvato e di chi sono le responsabilità. Alzatevi dalle vostre poltrone e chiedete anche voi che venga fatta chiarezza».

Ferrandelli ha accolto lo sfogo senza replicare: «È comprensibile la rabbia di chi, dopo quasi tre anni, non ha ancora ottenuto risposte. Le istituzioni devono essere presenti anche per ascoltare questo dolore e comprendere la frustrazione delle famiglie».

Per i sindacati è fondamentale continuare a mantenere alta l'attenzione sul tema della sicurezza.

«Si è creato un importante legame di solidarietà tra le famiglie delle vittime, che non possono essere lasciate sole – aggiungono Ceraulo, Danese e De Vardo –. Continueremo con le nostre mobilitazioni, chiedendo interventi concreti sulla sicurezza e l'apertura di un tavolo in Prefettura. È indispensabile che il mondo sindacale, la società civile e le istituzioni siano presenti accanto ai familiari».

Al presidio è intervenuta anche la consigliera comunale del Partito Democratico Mariangela Di Gangi, che ha chiesto all'amministrazione comunale di rendere conto delle iniziative adottate dopo le recenti tragedie sul lavoro.

«È arrivato il momento di capire se, nell'ambito delle proprie competenze, il Comune abbia assunto iniziative concrete sugli appalti, sulle società partecipate, sui subappalti, sui cantieri, sulle manutenzioni e sulle condizioni di lavoro. Ad oggi questa iniziativa non si vede».

Secondo Di Gangi, Palermo «non può archiviare tragedie come quelle di Casteldaccia e di via Ruggero Marturano limitandosi al cordoglio». La consigliera ricorda inoltre che, secondo i dati Inail, nella provincia di Palermo le denunce di infortuni mortali erano già 13 alla fine di maggio 2026.

Nel suo intervento richiama anche le conclusioni della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla strage di Casteldaccia, sottolineando la necessità di fare chiarezza sulla gestione di appalti, subappalti, formazione, controlli e responsabilità lungo tutta la filiera degli affidamenti.

Di Gangi punta inoltre l'attenzione sulla mancata risposta di AMAP alle richieste di accesso agli atti presentate dopo la tragedia di Casteldaccia e definisce «grave» la mancata costituzione di parte civile del Comune nel procedimento giudiziario relativo alla morte dei cinque operai.

La consigliera annuncia infine di aver depositato un'interrogazione urgente al sindaco e propone l'adozione di un protocollo comunale sulla sicurezza negli appalti pubblici e nelle società partecipate, da costruire insieme ai sindacati, agli enti ispettivi, all'Inail, all'Asp e alla Cassa Edile.

«Non basta partecipare alle commemorazioni. Servono scelte politiche concrete: filiere trasparenti, controlli efficaci, formazione, corretta applicazione dei contratti e una rigorosa limitazione dei subappalti. Inoltre il Comune deve vigilare affinché l'ordinanza regionale sul lavoro durante le giornate di caldo estremo venga realmente rispettata. La prevenzione si fa prima delle tragedie, non dopo».