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mafia

Asse di sangue tra cosa nostra e ndrangheta: ergastolo ai mandanti della strategia stragista

Ergastolo confermato per Graviano e Filippone. La Corte d'Assise d'Appello fa luce su una delle pagine più buie della nostra Repubblica

10 Luglio 2026, 17:58

18:00

Asse di sangue tra cosa nostra e ndrangheta: ergastolo ai mandanti della strategia stragista

Negli anni Novanta, Cosa nostra e ’Ndrangheta non agirono come realtà parallele, ma come un’unica, spietata macchina del terrore che dichiarò guerra allo Stato.

È questo il quadro storico e giudiziario delineato dalla recente pronuncia della Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, che ha inflitto l’ergastolo a Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio, e a Rocco Santo Filippone, espressione della potente cosca Piromalli di Gioia Tauro.

Il procedimento, denominato "’Ndrangheta stragista bis" e scaturito da una vasta inchiesta della Dda coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, ha riportato alla luce una delle pagine più cupe del Paese.

I due capimafia sono stati ritenuti mandanti diretti degli attentati ai carabinieri compiuti nel Reggino tra il 1993 e il 1994, agguati che costarono la vita ai militari dell’Arma Antonino Fava e Vincenzo Garofalo.

Cuore dell’impianto processuale è la "strategia stragista" condivisa dalle due organizzazioni.

Già nel dicembre 2024, la Corte di Cassazione, pur annullando temporaneamente le condanne per i reati di sangue per un difetto di prova sui mandanti specifici, aveva tuttavia confermato un punto decisivo: la causale degli attentati si fondava su una strategia del terrore concepita e attuata congiuntamente da Cosa nostra e ’Ndrangheta, operanti in sinergia per piegare le istituzioni.

Oggi, la Corte d’Appello reggina, presieduta da Angelina Bandiera, ha chiuso il cerchio accogliendo le richieste del procuratore generale Lombardo e confermando la sentenza di primo grado del 2020.

In attesa del deposito delle motivazioni, previsto entro 90 giorni, il verdetto ribadisce un dato storico inequivocabile: la stagione delle stragi non fu un’esclusiva siciliana, ma l’esito di una micidiale alleanza mafiosa che unì nel sangue le due sponde dello Stretto.