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L'analisi

Inceneritore rifiuti di Catania, per gli ambientalisti «iter basato su dati incompleti. Non calcolato il vero impatto»

I dettagli delle contestazioni fatte dalle associazioni Wwf, Legambiente e Zero Waste che chiedono alla Regione l’avvio di una «inchiesta pubblica»

10 Luglio 2026, 20:31

20:40

Inceneritore rifiuti di Catania, per gli ambientalisti «iter basato su dati incompleti. Non calcolato il vero impatto»

Per il termovalorizzatore alla Zona industriale di Pantano d'Arci che dovrebbe avere una capacità di incenerire per produrre energia 600mila tonnellate di rifiuti l’anno, è previsto il «cantiere ad aprile 2027» e che sia «pronto nel 2028». Tempi dettati dal presidente della Regione Renato Schifani in persona. Ma prima ci vuole la valutazione ambientale. Questa conta centinaia di documenti, 360 per la precisione, tutti disponibili pubblicamente per presentare osservazioni, come previsto per legge, al fine del rilascio del Provvedimento autorizzatorio unico regionale, in breve Paur. E a fare lo sforzo di leggere, studiare e commentare questa mole di documenti sono state tre organizzazioni ambientaliste: Legambiente Sicilia, Wwf Sicilia e Zero Waste Sicilia.

Il documento, lungo 24 pagine, è una bocciatura senza appello dell’intera opera, il cui iter sarebbe «basato su dati incompleti o, peggio, del tutto mancanti». Nei documenti evidenziano «fumi non calcolati, fiumi di liquidi tossici senza una destinazione sicura e il rischio di bloccare per sempre la raccolta differenziata». E per tutto questo, chiedono «l'apertura di una inchiesta pubblica con i cittadini».

Tra le contestazioni, valide anche per l’impianto gemello previsto a Palermo, in zona Bellolampo, si parte già da un problema di classificazione: se l’impianto sarà di “recupero R1” o di” smaltimento D10” verrà deciso successivamente. Per Wwf, Legambiente e Zero Waste Sicilia questo è «giuridicamente insostenibile» perché definirlo subito è un «presupposto dell’intera valutazione ambientale». La classificazione infatti stabilirebbe il tipo di rifiuti da bruciare, quindi se rifiuti urbani residui o rifiuti speciali per quanto “non pericolosi”.

Si fa poi notare che l’intera operazione di realizzazione dei termovalorizzatori sarebbe «in contrasto con il Piano regionale di gestione dei rifiuti Urbani (Prgru) approvato con l’ordinanza commissariale n. 3 del 21 novembre 2024». Questi impianti sono frutto di linee guida elaborate con un’altra ordinanza commissariale, ovvero la n. 1 del 11 maggio 2026. In entrambi i casi il commissario è il presidente Schifani. Il punto è proprio l’autorità dei provvedimenti in merito all’assetto pianificatorio: per le associazioni non vengono specificate quali sono le norme da derogare. Poi non sarebbe consentito prevedere Combustibile solido secondario, mentre l’impianto - sovradimensionato, perché secondo gli ambientalisti sarebbe già in eccesso una capacità di 300mila tonnellate l’anno, dato che la legge impone una differenziata di almeno il 65% - andrebbe anche a impattare sul «libero mercato dei rifiuti speciali».

Nel documento vengono affrontati anche le emissioni: di microinquinanti, diossine, furani e metalli pesanti sarebbero stati stimati con una «metodologia non adeguata». Inoltre tra la documentazione «non risalta l’esistenza di alcun documento strutturato costituente una vera Vis redatta secondo le Linee guida dell’Istituto superiore di Sanità (Iss)». Problematici anche gli aspetti relativi al cantiere, al rumore generato, al traffico. Infine, la quantità di acque necessaria, 90.000 metri cubi l’anno, in una zona peraltro contigua all’Oasi del Simeto, area protetta, avrebbe grande impatto idrogeologico. Su quanto ci sarebbe solo «indeterminatezza».

«Non si risolve l'emergenza rifiuti nascondendo la polvere sotto il tappeto o, in questo caso, liberando fumi nell'aria senza averne calcolato l'impatto», dichiarano Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia, Anna Bonforte, presidente di Zero Waste Sicilia, e Pietro Ciulla, presidente del Wwf Sicilia. «I cittadini di Palermo e Catania hanno il diritto sacrosanto di sapere cosa respireranno nei prossimi trent'anni. Per questo chiediamo che la Regione sospenda l'iter».