il colloquio
«Quando suggerii a Berlusconi di “arruolare” Cateno De Luca»
L’avvocato Taormina ricorda il consiglio al Cavaliere «per mettere a posto l’Italia, ma le beghe interne a Fi lo impedirono»
«Paradossalmente gli scontri giudiziari affrontati da Cateno De Luca hanno rafforzato la sua immagine politica». L’analisi è dell’avvocato Carlo Taormina, difensore di fiducia del leader di Sud Chiama Nord, con un passato da parlamentare nazionale e stretto collaboratore di Silvio Berlusconi.
A proposito del Cavaliere. Il penalista ricorda quella volta che suggerii a Berlusconi «di chiamare De Luca per mettere a posto l’Italia». Poi “l’arruolamento” non avvenne per colpa «delle beghe forzaitaliche». Per Taormina, però, è stato meglio così perché «l’asetticità politica e ideologica» di De Luca - non collocabile né a destra né a sinistra - gli ha permesso di essere «la vera novità» del panorama politico italiano. L’avvocato valorizza la “stranezza” del deputato regionale: «È un grande imprenditore della cosa pubblica, capace di gestire l’amministrazione con oculatezza». Taormina si spinge anche a fare un pronostico: «Io mi auguro che possa essere utilizzato non soltanto a livello regionale ma anche nazionale. Io sono fermamente convinto che questo sarà il suo destino».
Taormina ha conosciuto De Luca all’inizio di quella che l’avvocato definisce «una persecuzione giudiziaria». Anni e anni di indagini e processi - terminati tutti con assoluzioni e archiviazioni - che però, secondo il penalista, hanno permesso a “Scateno” di farsi percepire come «una persona coraggiosa e capace di opporsi ai “poteri forti” senza timori». Quando Taormina parla di “poteri forti” si riferisce anche ai magistrati. In particolare Cateno De Luca ha puntato il dito contro Vincenzo Barbaro, il procuratore che ha rappresentato l’accusa in quasi tutti i procedimenti che lo hanno visto protagonista. Attacchi e denunce che hanno portato il deputato regionale a dover affrontare un processo per diffamazione.
Due giorni fa, come scritto ieri da “La Sicilia”, sono state depositate le motivazioni della Cassazione che lo scorso marzo ha annullato con rinvio la condanna della Corte d’Appello di Reggio Calabria. «Ora la causa - commenta Taormina - dovrà essere nuovamente discussa davanti alla Corte d’Appello. Tuttavia, date le motivazioni chiare e nette della Suprema Corte, che ha accolto pienamente le tesi difensive, siamo molto fiduciosi sull’esisto del processo di rinvio. La sentenza - aggiunge l’avvocato - non lascia spazio a interpretazioni diverse, avendo smontato completamente l’impianto accusatorio precedente. La Cassazione ha riconosciuto che la serie di procedimenti penali contro De Luca, a partire dal 2011, costituisce una vera e propria persecuzione giudiziaria». Taormina evidenzia inoltre che «la coincidenza temporale dell’arresto con l’elezione e la precedente sentenza è stata vista» dagli ermellini «come un elemento chiave della persecuzione». La Suprema Corte ha valutato «le dichiarazioni di De Luca contro il magistrato Barbaro fondate su fatti concreti e dimostrati». Ma l’avvocato però sottolinea come «a fronte di una procura che agiva in modo persecutorio, la magistratura giudicante di Messina si è sempre dimostrata all’altezza assolvendo De Luca in ogni processo».
Una sentenza quella della Cassazione che Taormina definisce una «pietra miliare» per i procedimenti sulla diffamazione. La Suprema Corte ha stabilito che «i magistrati, data l’altissima funzione che ricoprono, devono essere considerati più esposti alla critica pubblica rispetto a qualsiasi altro organo dello Stato. Questo principio - argomenta Taormina - è una novità significativa nell’ordinamento italiano, poiché capovolge la percezione che i magistrati siano “al di sopra delle leggi” e del diritto di critica. I cittadini - aggiunge - hanno il diritto di essere più rigorosi e severi nel giudicare i comportamenti dei magistrati non compatibili con la dignità della loro funzione».
Un altro principio affermato dalla Cassazione attraverso questa sentenza è che quando «si confrontano due figure con un alto ruolo istituzionale, in questo caso un magistrato e un politico, l’asticella del potere di critica si alza moltissimo. Questo significa - spiega l’avvocato Taormina - che il livello di critica tollerato è maggiore, riconoscendo un contesto di scontro fra poteri in cui il dibattito pubblico assume un’importanza cruciale».
