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Librino

Catania, il “bullo” gambizzato per 40 euro. Il movente shock: «Lo ha educato»

Chiuso il cerchio sulla sparatoria del marzo scorso: arrestato un 52enne (già in cella)

12 Luglio 2026, 05:59

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Catania, il “bullo” gambizzato per 40 euro Il movente shock: «Lo ha educato»

 

Una «lezione» al «bullo» del quartiere. Sarebbe questa una delle motivazioni, anche se nell’ordinanza la gip Marina Rizza parla di movente ancora «ignoto», che avrebbe portato il 52enne Maurizio Virruso a sparare contro un 19enne lo scorso 11 marzo. Il ferimento è quello avvenuto sotto uno dei palazzi del civico 9 del viale Bummacaro a Librino. Il giovane si è presentato al San Marco con la testa sanguinante e una pallottola alla gamba. Sul selciato i poliziotti hanno rinvenuto un bossolo Gfl calibro 380 auto.

Virruso, in carcere da aprile per armi e droga, è stato raggiunto dal provvedimento emesso dalla giudice in quanto accusato di lesioni aggravate e porto illegale di armi. L’indagato è un volto conosciuto nel panorama criminale (una lontana condanna per associazione mafiosa con gli Sciuto-Tigna già scontata), ma principalmente è un personaggio che orbita nello sporco mondo del traffico di droga da diverso tempo. Gli investigatori della terza sezione - reati contro la persona - della squadra mobile hanno avuto una pista precisa immediatamente dopo la sparatoria, una delle decine che si sono registrate in questi sette mesi del 2026. La vittima e i parenti (tranne uno) sono stati molto reticenti con la polizia giudiziaria, ma il nome dell’indagato è stato pronunciato da più persone nel corso delle intercettazioni avviate su input della procura. Una donna ha affermato addirittura di aver appreso direttamente da Virruso della «punizione» che questi sarebbe stato costretto a infliggere al ragazzo «per il comportamento inappropriato» che avrebbe tenuto. In particolare avrebbe riferito che la violenta reazione sarebbe stata correlata all’appropriazione di una somma di denaro - circa 40 euro - che gli sarebbe stata consegnata per «adempiere un incarico che però non avrebbe compiuto». Da qui lo sparo indirizzato a un «organo non vitale». «Le modalità organizzative ed esecutive dell’azione delittuosa, valutate congiuntamente alla visione intimidatoria e coercitiva che caratterizza il modus operandi di Virruso, a cui gli interlocutori attribuiscono un’autorevolezza tale da consentirgli l’adozione anche di metodi violenti e finanche l’utilizzo delle armi per finalità “educative” connesse al rispetto dovuto a lui e ai non meglio identificati soggetti a lui vicini a cui la persona offesa avrebbe cagionato un torto, inscrive l’azione al contesto tipico della criminalità mafiosa», ha scritto la gip per motivare la rigorosa misura cautelare.

Virruso, però, nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha respinto le accuse. «Non ho sparato io al ragazzo», ha detto rispondendo alle domande della gip. Il difensore, l’avvocato Giuseppe Magnano, sta già preparando il ricorso al Tribunale del Riesame.