Sentenza “Ombra”
A Catania la mafia pretende il pizzo dai posteggiatori abusivi
Le estorsioni nelle casse dei boss: Daniele Strano, inserito all’interno della famiglia Santapaola-Ercolano, il "deus ex machina"
Era diventato il responsabile del gruppo della Stazione con il "bacio in fronte" di Benito Alberto Privitera e il "posteggio" di Angelo Arena ordinato dal boss Ciccio Russo. Per la gup Maria Ivana Cardillo, che ha depositato le 1.400 pagine di motivazioni della sentenza, non possono esserci dubbi: Daniele Strano è inserito all’interno della famiglia Santapaola-Ercolano. Le intercettazioni sono inequivocabili.
Sono stati registrati rapporti con Mario Ercolano, Francesco Russo, Salvatore Assinnata e Christian Paternò che costituiscono il riconoscimento della «posizione apicale che riveste» l’imputato condannato a 20 anni di reclusione. Strano non è molto attento quando interloquisce al telefono. Alcune volte ha usato delle espressioni nei confronti degli altri affiliati che a un capo mafioso non sono consentite del clan: «E poi un'altra cosa... il nostro contributo... anche nel piccolo c'è stato... quando dico nostro significa... o che lo faccio io o lo fa Christian... o lo fanno quei quattro scemi che sono con me». Ma a un certo punto è lo stesso Christian Paternò, braccio destro di Russo e portavoce di Cosa Nostra, a dare input chiari sulle scosse di assestamento all’interno del clan. Addirittura Paternò si lascia andare ai numeri delle risorse umane da sostenere: «Io ho 22 persone dietro le spalle... alla stazione lui ha altre 15 persone... perciò noi siamo tutti in difficoltà... purtroppo... mi hanno dato questo "mazzo di chiavi"».
In una chat di WhatsApp Strano teneva la carta degli stipendi: con nomi e cifre. Il ruolo di capo lo ha ereditato da Alberto Privitera, uomo di forza del clan Santapaola-Ercolano. Lo "stipendio" destinato ad Alberto Privitera - 800 euro - sarebbe stato assicurato dalla restituzione di un debito da parte di un personaggio che però aveva accumulato parecchi ritardi. Strano arrivava anche a minacciare il "debitore" pesantemente: «Così per telefono, ti sto venendo a sparare ora, subito! Ti procuri 200/300 euro».
La gup, inoltre, ritiene Strano «il deus ex machina» delle estorsioni. Fra le entrate del gruppo della Stazione ci sarebbe stata anche una parte degli incassi dei posteggiatori abusivi che operano nella zona. Ma prima facciamo un passo indietro: Strano avrebbe avuto voce nella «gestione della cassa comune del clan della quale deteneva la "carta generale" con i nominativi dei sodali ai quali suddividere gli introiti anche relativamente alla suddivisione ai detenuti dei proventi derivanti dalle attività illecite». Strano, con Privitera e Mario Ercolano, condivideva anche «informazioni delicate afferenti senz’altro a logiche mafiose del clan di appartenenza unitamente alle decisioni prese quale responsabile del gruppo in sinergia con i vertici degli altri gruppi». Strano avrebbe avuto anche la possibilità di comunicare direttamente dal carcere subito dopo il suo arresto del novembre 2023.
In merito la giudice, nelle motivazioni, cita integralmente quanto scritto dal Riesame: «Sono state esaminate a tal riguardo le telefonate e le messaggistiche partite da Piazza Lanza, durante la detenzione conseguente all’arresto di Strano», un reato «che costituisce cartina di tornasole dell'attività delittuosa dell’imputato anche in chiave associativa». Ed è qui che spunta il pizzo richiesto ai parcheggiatori abusivi: «Ci sono poi tutta una serie di conversazioni che riguardano fatti inerenti al controllo del territorio, quartiere della Stazione, sede operativa del gruppo e che al gruppo medesimo dà il suo nome; controllo che viene esercitato pretendendo dai parcheggiatori abusivi il pagamento di una somma di danaro per l’associazione. Ed anche per questa attività Strano è protagonista».