L’esperto
«Il gioco d'azzardo è un trappola pericolosa, manca negli adulti un “codice etico”»
L’analisi - quasi logica - è di Giovanni Utano, medico-psicoterapeuta del SerD di Milazzo dell’Asp di Messina.
«I l gioco d’azzardo funge da soluzione sbagliata ai bisogni non soddisfatti». L’analisi - quasi logica - è di Giovanni Utano, medico-psicoterapeuta del SerD di Milazzo dell’Asp di Messina. La ludopatia è un male che si replica in quei territori dove l’unica occasione d’incontro diventa il bar. «In molti comuni, specialmente quelli piccoli, la mancanza di alternative socioculturali e ricreative come biblioteche o impianti sportivi - argomenta Utano - spinge giovani e soprattutto anziani verso i bar e le sale slot che diventano gli unici luoghi di aggregazione. Il gioco diventa una via di fuga dai problemi quotidiani, alimentata dalla speranza di una vincita facile, spesso innescata da una vittoria casuale iniziale». Un circuito malato che crea dipendenza. Una malattia che non tocca solo la psiche e l’anima, ma produce effetti devastanti a livello economico, sociale e familiare. I giocatori seriali sono annientati dai debiti. Creditori ed esattori col fiato sul collo, mentre matrimoni e imprese falliscono. Le trappole più pericolose sono nell’infinito mondo digitale. Le piattaforme del gaming online e delle scommesse virtuali sono le più cliccate dai minori nonostante la legge vieti l’accesso ai minorenni. «Nonostante la legge vieti l’accesso al gioco ai minori di 18 anni, il numero di giovani che scommettono è in aumento. I minori riescono ad aggirare le norme online, utilizzando sim e carte di pagamento utilizzate dai genitori».
Utano “bacchetta” gli adulti. «Manca un “codice etico”. Gli esercenti dovrebbero essere più responsabili e fare rispettare la legge. E, quindi, non fare accedere i minorenni». Ma quante volte accade che un commerciante mandi via un ragazzino pronto a mettere i soldi nelle slot? «Davvero poche». Ma il dramma è anche nelle famiglie. «C’è una preoccupante mancanza di interesse da parte dei genitori riguardo alle abitudini dei figli. In una scuola avevo organizzato un incontro sulle dipendenze: si sono presentati solo 5 genitori su 500 invitati», commenta con amarezza lo psicoterapeuta. Ma c’è anche una responsabilità istituzionale e politica da non sottovalutare. Per Utano «abbiamo fatto molti passi indietro nella lotta alla pubblicità sul gioco d’azzardo». Social e video sul web sono tempestati da clip che sponsorizzano i siti di betting. E poi c’è una normativa che conferisce ai «sindaci il potere di rimodulare gli orari d’apertura delle sale gioco e dei centri scommesse. Ma quanti amministratori siciliani l’hanno applicata in Sicilia?», si chiede lo psicoterapeuta. «Dalle mie informazioni, ma spero di essere smentito, nessuno». A tutto questo si aggiunge una struttura pubblica e sanitaria non adeguata. «Solo una piccolissima parte dei giocatori patologici, circa il 1,1% dei pazienti dei SerD, si rivolge ai servizi di cura», avverte Utano.
Poi c’è un dato allarmante: «Uno studio di Federcontribuenti ipotizza che la criminalità organizzata utilizzi il gioco d’azzardo, in particolare quello online e le sale slot, per riciclare denaro sporco». Insomma giocando si alimentano le casse delle mafie.
La. Dis.