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L'ARRESTO

Catturato il detenuto evaso dal carcere di Trapani fingendo di aver ingerito una lametta

Le ricerche sono scattate immediatamente e l'uomo è stato rintracciato poche ore dopo la fuga nei pressi dell'ospedale

12 Luglio 2026, 16:35

16:40

Catturato il detenuto evaso dal carcere di Trapani fingendo di aver ingerito una lametta

È stato rintracciato e arrestato nel pomeriggio dalla Polizia penitenziaria il detenuto che era fuggito in mattinata durante un trasferimento dal carcere «Pietro Cerulli» all’ospedale Sant'Antonio Abate di Trapani. Il recluso, palermitano, era stato accompagnato al Pronto soccorso dopo aver denunciato l’ingestione di una lametta.

Mentre faceva finta di soffrire per aver ingerito la lametta e sfruttando le fasi di accesso all’area di emergenza del nosocomio, il detenuto è riuscito ad allontanarsi.

Le ricerche sono scattate immediatamente e si sono concluse poche ore dopo con l’arresto dell’uomo in via Europa, a breve distanza dall’ospedale. 

l fatto, già di per sé grave, assume un peso ancora maggiore se si guarda al contesto in cui matura. La casa circondariale “Pietro Cerulli”, istituto di riferimento del territorio trapanese, non è nuova a episodi che chiamano in causa il tema della sicurezza interna, della tenuta degli organici e della gestione dei trasferimenti. I dati aggiornati del Ministero della Giustizia, riferiti all’8 luglio 2026, parlano di 542 detenuti presenti a fronte di 555 posti regolamentari, con 76 posti non disponibili. Sul versante del personale, risultano 266 agenti di Polizia Penitenziaria effettivi a fronte di 308 previsti. Numeri che, letti insieme, raccontano un equilibrio già fragile.

I precedenti recenti che pesano sul presente

L’evasione di oggi non arriva in un vuoto. Già il 3 gennaio 2025, sempre a Trapani, un tentativo di fuga dal carcere era stato sventato dopo la scoperta di un buco in una cella del reparto Mediterraneo. In quell’occasione il Sinappe, attraverso il segretario provinciale Rocco Parinello, aveva puntato l’attenzione sulla grave carenza di personale e sui turni di lavoro definiti sempre più pesanti.

Pochi mesi dopo, il 30 maggio 2026, un altro detenuto, questa volta di 31 anni, era riuscito a fuggire dal reparto Mediterraneo del “Pietro Cerulli”, salvo poi essere rintracciato e riportato in carcere. Anche allora i sindacati avevano collegato l’episodio alla necessità di rafforzare organici e misure di sicurezza. E ancora, nei primi giorni del 2026, tre agenti erano finiti in ospedale dopo un incendio appiccato da un detenuto all’interno della propria cella nel reparto Tirreno, episodio che aveva riacceso l’allarme sulle condizioni di lavoro del personale.

Non si tratta di sovrapporre fatti diversi né di costruire automatismi facili. Ma la sequenza è sufficiente a restituire l’immagine di una struttura esposta a tensioni ricorrenti. Ogni nuova evasione, o tentativo di evasione, si inserisce perciò in un contesto in cui la sicurezza appare come un tema non episodico ma strutturale.