Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
13 luglio 2026 - Aggiornato alle 07:39
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Belpasso

Etnaland, ecco il piano da 4,7 milioni per riaprire il parco acquatico (l'anno prossimo) con un depuratore per i reflui

Stando ai documenti, meno di 700mila euro serviranno per ottemperare alle prescrizioni imposte dal giudice nel sequestro. Col resto dei soldi, si farà un'altra vasca per bambini

13 Luglio 2026, 06:24

06:30

Etnaland, ecco il piano da 4,7 milioni per riaprire il parco acquatico (l'anno prossimo) con un depuratore per i reflui

Ci vorranno, alla fine, 4.775.850 euro. Dei quali solo una minima parte, però, per ottemperare alle prescrizioni imposte dal giudice per le indagini preliminari che, a febbraio 2026, ha disposto il sequestro preventivo di Etnaland, il parco acquatico più famoso di Sicilia, in contrada Agnelleria, a Belpasso. Nelle scorse settimane, la proprietà (il legale rappresentante della Etnaland srl è l’imprenditore Francesco Russello) aveva reso nota l’impossibilità di riaprire in tempo per la stagione estiva 2026, «anche in caso di auspicabile dissequestro».






Il fatto è che per realizzare le opere necessarie alla riapertura, cioè gli impianti di depurazione delle acque reflue e di quelle delle piscine, ci vuole tempo. E bisogna seguire le procedure corrette. Soprattutto considerando che, tra i rilievi mossi dalla procura di Catania nei confronti della società, c’è l’assenza delle dovute autorizzazioni ambientali: «La società risultava in possesso di una semplice autorizzazione allo scarico (rilasciata dal Comune di Belpasso e scaduta nel 2019) che non veniva sottoposta a rinnovo».

È quello autorizzatorio il primo profilo che impedisce la riapertura di Etnaland. Nello Studio preliminare ambientale realizzato dalla società Csisa ets e firmato dall’ingegnere (e professore universitario) Federico Guido Adolfo Vagliasindi, si legge che la società a maggio 2026 ha presentato una richiesta di Autorizzazione unica ambientale al Comune di Belpasso. Gli impianti superiori ai cinque ettari (ed Etnaland è grande circa sei ettari), però, devono passare da una procedura di «verifica di assoggettabilità alla Via (Valutazione d’impatto ambientale)», che invece è un’autorizzazione di carattere regionale. «Tale previsione - scrive Vagliasindi - non trova applicabilità nel caso di Etnaland in quanto trattasi di un’attività nata su di una superficie già superiore a 5 ettari nel 1985, epoca in cui non era vigente in Italia nessuna normativa in materia di valutazione di impatto ambientale».

Una spiegazione che non convince i tecnici della Città metropolitana che, l’1 giugno, stabiliscono che l’incartamento debba passare attraverso le procedure regionali. La società deposita i documenti il 27 giugno 2026 e dieci giorni dopo, l’8 luglio, gli atti vengono trasmessi alla Commissione tecnico specialistica della Regione Siciliana che dovrà valutarli.






Stando a quanto descritto dalla società, dei 4,77 milioni totali dell’intervento, 694.950 euro serviranno per gli impianti di depurazione (reflui e piscine), mentre il resto dei soldi sarà investito per sostituire un’area pic nic con una nuova piscina a tema “pirati” destinata ai bambini. Per spiegare il valore del Parco, la società sottolinea: «In termini occupazionali Etnaland impegna durante tutto l’anno, a tempo indeterminato, 10 unità di personale (amministrazione e manutenzioni) e durante il periodo di apertura fino a 400 addetti, distribuiti su più turni per le attività di ristorazione, tecniche e di assistenza e supporto ai visitatori. Nel corso della stagione 2025 il parco è stato visitato complessivamente da circa 405mila persone, di cui il 75% proveniente dalla Sicilia, il 14% da altre regioni e l’11% dall’estero».

L’impianto di depurazione dei reflui dei servizi igienici e di quelli di ristorazione, si legge, «è già stato realizzato, ma non ancora entrato in esercizio», ed è stato progettato per gestire quotidianamente 200 metri cubi di reflui. Al termine del processo, in teoria, le acque depurate dovrebbero essere inviate al laghetto aziendale e da lì destinate all’uso irriguo. Stessa sorte dovrebbero subire le acque delle piscine, dopo un diverso percorso di depurazione.

Se il laghetto aziendale fosse troppo pieno, si dovrebbe procedere con uno scarico direttamente al suolo. Discorso diverso vale per le acque meteoriche. Il Testo unico ambientale, su questo punto, rimanda alle Regioni. La Sicilia un piano non ce l’ha, quindi eventuali regole dovrebbero farle gli enti locali. Né il Comune di Belpasso né la Città Metropolitana di Catania, sottolinea l’ingegnere della società, hanno previsto norme in proposito.