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L'emergenza

Contro gli incendi i volontari fanno la differenza. Andreina Albano: «Nel nostro gruppo 800 da tutta l’Isola»

La storia: «Mio padre morto in un rogo nel 2023. Ora lavoro per evitarli». In Sicilia nella Protezione civile 2.500 operatori antincendio con cento interventi al giorno

13 Luglio 2026, 06:22

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Contro gli incendi i volontari fanno la differenza.  Andreina Albano: «Nel nostro gruppo 800 da tutta l’Isola»

Torna il caldo estremo, e si innalza anche l’allerta per il rischio incendi: solo ieri, nel palermitano, sono stati spenti 33 roghi. E in Sicilia l’apparato di emergenza non può fare ricorso alle sole risorse istituzionali: il ruolo dei volontari è sempre più centrale. Per Salvo Cocina, dirigente della Protezione civile della Regione siciliana, questo è però un bene. «In Trentino-Alto Adige governano un enorme patrimonio boschivo solo con i gruppi comunali», spiega. E la Sicilia, dove - ad esempio - il Corpo forestale regionale su un organico teorico di 1300 agenti ne ha a disposizione solo circa 350, sta seguendo questa impostazione. Il risultato sono «circa 100 interventi al giorno da parte dei 2.500 operatori antincendio da noi formati. Intervengono prima che le fiamme si propaghino. Un dato poco noto perché, per fortuna, quei roghi non diventano notizia». I volontari segnalano gli incendi, si mettono in contatto con gli enti preposti, e soprattutto perlustrano i luoghi. E poi «ci sono anche tanti cittadini che, spesso riuniti in associazioni, fanno questo monitoraggio continuo in maniera indipendente».

Andreina Albano

Tra loro c’è anche Andreina Albano, 31 anni, che a giugno 2024 ha creato il gruppo “Segnalazioni incendi Sicilia”. È attivo su Whatsapp, ed è stato fondato da Albano con Vincenzo Cuntreri, Gaspare Camarrone e Giovanni La Rosa. «All’inizio eravamo una decina, oggi siamo quasi 800 con sottogruppi per le varie province. E ci sono regole rigide: solo testimonianze dirette, si indicano le coordinate geografiche e non si diffondono foto o video presi da altri. Anche per questo facciamo anche una rigida selezione in ingresso con un questionario». Il gruppo, tra i maggiori di questo tipo non solo in Sicilia ma in Italia, funziona: «Pochi giorni fa a Belmonte Mezzagno abbiamo seguito l’evoluzione dell’incendio, in costante contatto con la sala operativa, perché nonostante le chiamate al numero unico delle emergenze dopo ore non era arrivato nessuno. In questi due anni mi sono accorta che vigili del fuoco e corpo forestale sono sotto organico e fanno davvero grandi sforzi. Due anni fa avevo molta rabbia per questo tipo di ritardi. Ora capisco».

La rabbia di cui parla Albano deriva dalla sua vicenda personale: il 22 settembre 2023 suo padre Salvatore è morto in un incendio a Trappeto, poco fuori Palermo. «Un infarto, avevano scritto, ma non c’è nemmeno stata un’autopsia. Io e mia sorella abbiamo impiegato gli ultimi due anni per ottenere il riconoscimento della morte a causa dell’incendio. Che oggi finalmente c’è stata, almeno per un primo risarcimento da Irfis, che inizialmente ci era stato negato. Vedremo se dovremo fare altro dal punto di vista legale, ma non ho nessuna voglia di passare anni a fare una battaglia nei tribunali». La lotta agli incendi però prosegue, sempre più organizzata. Nel gruppo siciliano, e in quelli locali, ci sono semplici cittadini, ma anche tecnici, agenti forestali, vigili del fuoco, persino alcuni piloti degli elicotteri, dieci, che vanno in giro per la Sicilia a monitorare. «Il lavoro dietro al funzionamento del gruppo è tanto, anche se da semplice partecipante non si vede: si filtrano le segnalazioni e si indirizzano tempestivamente i soccorsi, lavorando in contatto strettissima, se pur in via ufficiosa, con le sale operative», conclude Albano.

Di fronte a questa rete di mutuo soccorso Cocina traccia un quadro estremamente realistico della situazione, lodando l'impegno civico che compensa le storiche carenze di organico: lo rivendica come un risultato fondamentale. Perché sì, il caldo estremo può accelerare la propagazione degli incendi, ma non ha dubbi: «La causa scatenante è sempre la mano umana», spiega il dirigente regionale. Ci può essere l’incidente, come quelli di chi brucia le sterpaglie per pulire il terreno, perdendo poi il controllo delle fiamme. Ma «gli incendi sono dolosi, e proprio la rete ha permesso in questi anni di trovare, e riprendere in alcuni casi con le telecamere nascoste dai volontari, dei casi. Ricordo in un piccolo paese che il responsabile era un dipendente comunale in frizione col sindaco», commenta. Se si è sul posto, anche con un piccolo mezzo, si può intervenire subito ed evitare disastri.

Le difficoltà operative durante le grandi emergenze, come quella di quel giorno in cui morì Salvatore Albano, sono del resto enormi. «In giornate intense, come quelle del 2023 con 600 incendi se ne possono coprire al massimo 400. Non basterebbero centomila vigili del fuoco e forestali in tutta l'isola, quindi si va per priorità agli incendi vicino alle aree urbane dove c’è più rischio per la vita umana». L’espansione edilizia ha infatti mescolato il tessuto boschivo e agricolo con quello cittadino, in particolare nelle periferie di Catania, Messina e Palermo, aumentando a dismisura i rischi. La prevenzione qui, ribadisce Cocina, passa dalle ordinanze sindacali per la pulizia dei terreni incolti «ma le sanzioni per chi non le rispetta sono troppo poche ancora», conclude.