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Banda dei kalashnikov

Addiopizzo sul blitz a Palermo: "Ora l'ultima spallata al racket, è il momento decisivo"

"Adesso tocca a tutti gli imprenditori e ai commercianti denunciare". Ma le segnalazioni restano rare, appena due

13 Luglio 2026, 10:12

Addiopizzo sul blitz a Palermo: "Ora l'ultima spallata al racket, è il momento decisivo"

La veduta del territorio del mandamento mafioso di San Lorenzo pubblicata da Addiopizzo

Sul blitz che avrebbe decimato  la "banda dei kalashnikov", l'associazione Addiopizzo, che nelle ultime settimane aveva ripreso la propria attività di volantinaggio e affissione contro il racket nei quartieri più esposti alle estrsioni, affida a una nota sul proprio sito, la soddisfazione per l'operazione dei carabinieri che ha portato al fermo di 22 tra presunti mandanti ed esecutori. "Nell’arco di poche settimane - si legge - il mandamento mafioso San Lorenzo è stato ancora una volta colpito dall’azione dei magistrati della Procura di Palermo e dei carabinieri del Nucleo Investigativo dell’Arma. A tutti loro va il nostro sincero ringraziamento per la dedizione, la professionalità e i sacrifici.

Tra le vittime di estorsione c’è anche chi, seppur ancora troppo pochi, ha deciso di reagire: dopo aver subito richieste estorsive, ha scelto di raccontare quanto subito agli organi investigativi e all’autorità giudiziaria, chiedendo anche il supporto di Addiopizzo. Sono storie che, pur rappresentando ancora una minoranza, confermano ancora una volta quanto il contributo di commercianti e imprenditori sia fondamentale perché magistratura e forze di polizia possano operare con maggiore efficacia. Adesso tocca a tutti gli imprenditori e ai commercianti del mandamento San Lorenzo che hanno subito richieste estorsive: denunciare e unirsi a quanti, nel frattempo, sono riusciti a liberarsi dai condizionamenti mafiosi.

Solo attraverso la collaborazione è possibile liberarsi definitivamente dalle estorsioni. Oggi questa scelta è più importante che mai, per non lasciare soli e isolati coloro che hanno trovato la forza e il coraggio di opporsi al racket.

Dopo quest’ultimo intervento di magistrati e investigatori, il momento è quanto mai favorevole per scrollarsi definitivamente di dosso il peso delle estorsioni, se – e solo se – imprenditori ed esercenti matureranno la consapevolezza che la liberazione può essere davvero a portata di mano.

Vogliamo però ribadire con altrettanta chiarezza che, se si vuole imprimere una svolta decisiva non solo per contrastare ma anche per superare fenomeni criminali ed estorsivi, è necessario che la politica investa seriamente nel risanamento delle profonde sacche di povertà e degrado che continuano ad affliggere la città. È proprio da questi contesti che continuano ad alimentarsi illegalità diffusa e criminalità organizzata, mentre diritti fondamentali come il lavoro, la casa, l’istruzione e la salute restano un miraggio per molti, troppi cittadini.

Non è più possibile affidarsi principalmente al lavoro di magistrati e forze dell’ordine. Accanto all’indispensabile azione repressiva è necessario rinnovare coscienze e consapevolezze che negli anni si sono assopite o sono rimaste indifferenti. Ma soprattutto è indispensabile costruire un’alternativa sociale ed economica credibile a Cosa nostra. Solo così si potrà evitare che i vuoti creati dall’azione repressiva si traducano in voragini senza vie d’uscita"
.

Un appello che arriva mentre i numeri sono amari: solo due delle tante vittime delle intimidazioni del racket delle estorsioni, che terrorizza i commercianti palermitani da mesi, hanno denunciato di aver subito richieste di pizzo.

Emerge dall’indagine che oggi ha portato a 22 fermi.

Uno dei due , un imprenditore, sentito a sommarie informazioni a fine giugno ha confermato i sospetti degli investigatori raccontando di aver ricevuto una richiesta iniziale di 5.000 euro, successivamente ridotta a 3.000 euro, somma che aveva dato in due rate.

La vittima ha descritto gli estortori e ha consegnato le immagini dei due mentre gli chiedevano il pizzo. Questo ha rafforzato le prove a carico di Andrea Perugia e Massimiliano Clemente, tra i fermati di oggi.

Sarebbero andati nell’esercizio commerciale dell’imprenditore dicendogli di «mettersi a posto» e minacciandolo che se non l’avesse fatto avrebbe subito la sorte di altre vittime. «Sai cosa sta succedendo agli altri», gli avrebbero detto. Uno dei due esattori, Perugia, era suo cliente abituale.