il fatto
Evasione a Trapani, il Sappe esalta la cattura ma lancia l’allarme sulle carenze d’organico
Elogio alla Polizia Penitenziaria e monito del sindacato su gravi carenze d’organico e rischi della gestione sanitaria esternalizzata
La tempestiva cattura del detenuto evaso domenica durante un accompagnamento sanitario a Trapani è stata salutata dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) come prova ulteriore della dedizione e dell’efficienza del Corpo, ma ha anche riacceso l’allarme sulle croniche carenze di organico e sulle criticità legate alla gestione sanitaria dei reclusi.
“La tempestiva cattura del detenuto evaso domenica durante un accompagnamento sanitario dimostra, ancora una volta, la straordinaria professionalità, il senso del dovere e lo spirito di appartenenza della Polizia Penitenziaria”. Lo afferma il segretario provinciale del SAPPE, Gaspare D’Aguanno, all’indomani dell’evasione conclusasi con l’arresto del fuggitivo poche ore dopo, nei pressi del nosocomio dove aveva cercato di far perdere le proprie tracce.
“Il primo sentimento è di sincera gratitudine e di profondo apprezzamento nei confronti di tutto il personale della Casa circondariale di Trapani. Agli agenti in servizio e, soprattutto, ai tanti colleghi liberi dal servizio che, senza alcuna esitazione, hanno immediatamente raggiunto il Reparto per prendere parte alle ricerche dell’evaso. La loro risposta è stata esemplare e testimonia il forte spirito di corpo che anima le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria. Compattezza, solidarietà, professionalità e capacità operativa hanno consentito di assicurare nuovamente il detenuto alla giustizia in tempi rapidissimi”.
Per D’Aguanno, il risultato assume un significato ancor più rilevante “se si considera la grave carenza di organico che continua a penalizzare il carcere di Trapani. Una situazione ormai non più sostenibile, rispetto alla quale il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria devono intervenire senza ulteriori rinvii”.
Il sindacato richiama poi l’attenzione su una criticità divenuta strutturale. “Le traduzioni per visite mediche, ricoveri e accertamenti sanitari esterni continuano ad assorbire quotidianamente decine di appartenenti alla Polizia Penitenziaria, sottraendo personale ai servizi di sicurezza interna degli istituti. È un meccanismo che aggrava una situazione già compromessa da organici insufficienti, sovraffollamento e crescente complessità della gestione detentiva”.
Il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, collega la vicenda a un problema di sistema: “Questa vicenda conferma la fondatezza delle nostre denunce. Da anni sosteniamo che la soppressione della sanità penitenziaria e il trasferimento della gestione sanitaria alle Aziende Sanitarie Locali hanno prodotto gravi ricadute sull’organizzazione del servizio e sulla sicurezza. Occorre ripensare il sistema, individuando soluzioni che garantiscano il diritto alla salute dei detenuti senza depauperare quotidianamente le risorse operative della Polizia Penitenziaria. La sicurezza non può continuare ad essere la variabile dipendente di un modello che ha mostrato tutti i suoi limiti”.
Da qui il monito alle istituzioni: “Non servono più analisi, convegni o tavoli tecnici. Le criticità sono note da tempo. Servono decisioni immediate, investimenti concreti e assunzioni straordinarie. Servono regole certe, strumenti adeguati e una chiara volontà politica di restituire autorevolezza allo Stato dentro le carceri. Oggi, troppo spesso, gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria vengono lasciati soli ad affrontare aggressioni, rivolte, incendi, tentativi di evasione e una quotidianità operativa sempre più difficile”.
Infine, la conclusione: “Il SAPPE ribadisce che la misura è ormai colma. Non è più accettabile pretendere sacrifici continui da un personale ridotto allo stremo, costretto a garantire sicurezza e legalità con organici insufficienti e turni sempre più gravosi. La brillante conclusione dell’evasione di Trapani dimostra ancora una volta che la Polizia Penitenziaria c’è, risponde ed è all’altezza del proprio compito. Adesso deve essere lo Stato a dimostrare di essere all’altezza della Polizia Penitenziaria, assumendo finalmente decisioni concrete per mettere in sicurezza il sistema penitenziario italiano”.

