l'appello
Il monito dei vescovi siciliani dopo la visita di Papa Leone XIV: «Il Patto europeo sacrifica i diritti dei più fragili»
La censura: «Si continua a investire nella deterrenza piuttosto che nella protezione, nel contenimento piuttosto che nell’accoglienza»
«Nessuna politica migratoria può essere considerata giusta se sacrifica i diritti fondamentali delle persone più fragili». È il principio attorno al quale gli Uffici regionali di Caritas e Migrantes delle Chiese di Sicilia articolano una ferma denuncia del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, ribadendo che continueranno a svolgere il proprio servizio «senza arretrare di fronte ai cambiamenti normativi».
La presa di posizione giunge all’indomani del viaggio di Papa Leone XIV a Lampedusa, isola simbolo delle frontiere del Mediterraneo, da dove il Santo Padre ha ricordato che quanti muoiono in mare «sono vittime di decisioni prese e di decisioni mancate», invitando l’Europa a respingere la cultura della paura per costruire politiche fondate sulla solidarietà e sulla dignità della persona.
Secondo i due Uffici regionali della CESi, realtà ecclesiali siciliane, il nuovo impianto normativo europeo presenta criticità rilevanti, poiché «rafforza un modello che considera la migrazione innanzitutto come una questione di sicurezza».
Come si legge nella nota diffusa dall’Ufficio stampa della CESi, il Patto amplia le procedure accelerate di frontiera, favorisce il trattenimento anche di soggetti vulnerabili e consolida l’esternalizzazione delle responsabilità verso Paesi terzi, rendendo sempre più arduo l’accesso effettivo alla protezione internazionale.
La censura rivolta all’Unione Europea è netta: «Si continua a investire nella deterrenza piuttosto che nella protezione, nel contenimento piuttosto che nell’accoglienza, nella gestione amministrativa delle persone piuttosto che nel riconoscimento della loro dignità».
Di fronte a tale quadro, l’Ufficio Caritas, diretto da Domenico Leggio e il cui delegato è l’arcivescovo di Messina mons. Giovanni Accolla, e l’Ufficio Migrantes, guidato da Santino Tornesi e con delegato l’arcivescovo di Palermo mons. Corrado Lorefice, rivendicano la propria esperienza diretta sul campo.
Da decenni, sottolineano, le comunità siciliane vivono la frontiera come realtà quotidiana che attraversa porti, centri di accoglienza, parrocchie, sportelli di ascolto e scuole, tanto nei piccoli comuni dell’entroterra quanto nelle grandi città. È in questi luoghi che sacerdoti, religiosi e volontari incontrano ogni giorno persone segnate da guerre, persecuzioni, tratta e povertà estrema.
Per questo motivo, Caritas e Migrantes assicurano che non muteranno il loro operato nei territori. Le strutture ecclesiali continueranno a offrire orientamento, informazione, accompagnamento sociale e legale, tutela delle fragilità e promozione di percorsi di inclusione, ponendo al centro i più vulnerabili, poiché «è da esse che si misura la qualità morale e democratica delle nostre società».
La nota si conclude con un appello formale alle istituzioni europee affinchè abbiano il coraggio di rivedere scelte che rischiano di compromettere il patrimonio giuridico e culturale su cui l’Europa è stata edificata. Pur riconoscendo che governare i flussi migratori sia un dovere, le Chiese di Sicilia ribadiscono che farlo comprimendo il diritto d’asilo e delegando la protezione a Paesi terzi non è una strada condivisibile. «Noi continueremo a essere una Chiesa di frontiera, che sceglie ogni giorno di stare accanto alle persone che vivono ai margini», conclude il comunicato, promettendo di «alzare la voce ogni volta che la dignità umana verrà messa in secondo piano rispetto agli interessi politici o alla paura».