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La requsitoria

Appuntamento con gli assassini, fuoco dopo la consegna della droga. Pm: «Condannare i tre all’ergastolo»

Ricostruita la sparatoria del 2023 in via Cantone, a Catania, con un morto e un ferito

14 Luglio 2026, 06:00

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Condannare i tre imputati all’ergastolo e a un anno e sei mesi di isolamento diurno. Questa la richiesta del procuratore aggiunto Fabio Scavone che, assieme alla pm Martina Bonfiglio, rappresenta l’accusa nel processo contro Giovanni Pasqualino Di Benedetto, Pasqualino Ranno e Antonino Castelli. I tre sono finiti alla sbarra per l’omicidio di Kastriot Ismailaj e il ferimento di Carmelo Leonardi avvenuti il 30 giugno 2023 all’interno di un alloggio occupato abusivamente in via Cantone 10. Era l’ora di pranzo, intorno alle 13,30, quando i residenti del palazzo udirono il rumore di tre spari. Ma furono le urla di Leonardi a destare i condomini dall’afa di una giornata d’estate. Se non ci fossero state quelle grida, forse, il delitto «non sarebbe mai stato scoperto», ha commentato l’aggiunto Scavone durante la requisitoria.

La vittima sarebbe stata freddata - secondo la tesi della procura - da Di Benedetto. Invece sarebbe stato Castelli a sparare contro Leonardi, colpendolo al collo. Ma l’uomo, per una serie di casi fortuiti, è riuscito a salvarsi. Il superstite è diventato il testimone chiave del dibattimento che si è articolato su 18 udienze.

Ismailaj e Leonardi sono stati convocati in via Cantone per la consegna di una partita di sette chili di droga, che avrebbe dovuto essere pagata 27mila euro al chilo. Gli investigatori della squadra mobile e della polizia scientifica hanno analizzato anche le chat contenute nei telefonini dell’albanese ammazzato e del sopravvissuto alle pistolettate. Così è stata scoperta la trattativa per l’acquisto della cocaina (che avrebbe coinvolto anche l’ergastolano Antonino Stuppia), che sarebbe stata consegnata a Ismailaj nella zona del Villaggio Sant’Agata la mattina stessa dell’omicidio. Il racconto di Leonardi, che all’inizio è stato reticente per «timore», è «suffragato - hanno detto l’aggiunto Scavone e la pm Bonfiglio - dalle prove dichiarative, tecniche e scientifiche». La trattativa commerciale, illecita, si è «conclusa in modo tragico». L’appuntamento, trasformato in una trappola mortale, si è tenuto nell’appartamento occupato abusivamente da Giovanni Di Benedetto. «All’interno della casa sono stati trovati oggetti personali dell’imputato. E, inoltre, questo indirizzo compariva anche in alcuni provvedimenti giudiziari».

L’esame di Leonardi è stato drammatico. «Ho sentito un rumore simile a una lampadina rotta. Mi sono girato e ho visto Ismailaj cadere a terra in cucina. Ho capito che sarei stato io il prossimo», sono state alcune delle parole pronunciate nel dibattimento e citate, ieri, dalla pm nel corso della discussione. Il superstite ha spiegato che dopo l’omicidio dell’albanese la pistola (su cui sono state trovate le impronte di almeno tre persone diverse) è passata dalle mani di Di Benedetto a quelle di Castelli. Ranno, invece, lo avrebbe spinto fino a farlo inginocchiare. Sarebbero partiti due colpi, uno ha ferito Leonardi che è riuscito in qualche modo a spostarsi, l’altro è finito contro il muro del salottino. L’ultimo colpo è rimasto in canna: l’arma si è inceppata. È in questo lasso di tempo che Leonardi si è precipitato dal balcone urlando aiuto. Gli imputati, in particolare Ranno, hanno provato a riportarlo all’interno della casa ma il superstite si è attaccato con tutte le sue forze alla ringhiera che poi ha ceduto. Leonardi infatti è precipitato nel cortile della palazzina facendo un volo di diversi metri. «Un’esecuzione maldestra» ma che non attenua «la gravità di quanto accaduto», ha evidenziato il procuratore aggiunto Scavone. Castelli, nel corso di un’udienza passata, ha provato a riscrivere la dinamica imputando la responsabilità a Leonardi, che si sarebbe presentato armato. Ma per i pm le prove portano ad attestare la sua responsabilità. Ieri anche Di Benedetto ha voluto ribadire la propria estraneità. E anche su questa versione i magistrati, nella prossima udienza fissata per settembre, potrebbero integrare la requisitoria.