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IL CASO

«Una mummia non si trasporta»: l'accusa dello studioso dopo il caso di Ispica

I resti del pittore Sozzi portati in ospedale a Modica per una Tac. L'antropologo messinese Piombino-Mascali: «Rischi per il bene culturale e per la salute pubblica»

14 Luglio 2026, 12:42

«Una mummia non si trasporta»: l'accusa dello studioso dopo il caso di Ispica

L'antropologo Dario Piombino Mascali

Il messinese, Dario Piombino-Mascali, tra i massimi esperti di mummie, ispettore onorario per il patrimonio bioantropologico mummificato della Regione Siciliana, antropologo fisico accreditato presso il ministero della Cultura e professore associato di Antropologia all’Università del Salento, ha scritto alla Soprintendenza di Ragusa e all’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, per denunciare il trasferimento in ospedale di una mummia custodita nella basilica di Santa Maria Maggiore a Ispica.

Si tratta dei resti ritenuti appartenere a Olivio Sozzi, pittore del XVIII secolo, sottoposti a una Tac dopo essere stati prelevati dal luogo di conservazione.

Sossi, mummificato e deposto nella stessa basilica, vi morì probabilmente a seguito di una caduta mentre dipingeva.

Secondo Piombino-Mascali, questo è il quarto caso nel Ragusano in cui un reperto viene introdotto in una struttura sanitaria in violazione delle procedure consolidate, che prevedono lo svolgimento degli esami, compresi quelli radiologici, direttamente in situ. In precedenza era accaduto con la cosiddetta “Regina dei Mori” di Scicli e con le mummie della chiesa di Sant’Anna a Modica, anch’esse trasportate in ospedale a bordo di un carro funebre.

«La prassi scientifica consolidata nello studio delle mummie siciliane ha sempre previsto l’esecuzione delle indagini antropologiche, diagnostiche e conservative direttamente nei luoghi di conservazione, mediante l’impiego di strumentazione portatile, mentre la mummia di Sossi è stata trasportata nel reparto di radiologia dell’ospedale di Modica per essere sottoposto ad una Tac» afferma Piombino-Mascali.

«Il trasferimento di mummie presso strutture ospedaliere pubbliche non rientra nei protocolli ordinariamente adottati dalla comunità scientifica operante in Sicilia, sia per le problematiche connesse alla tutela del bene culturale, sia per le criticità di natura sanitaria, logistica e assicurativa. La letteratura scientifica e le linee guida in materia evidenziano come tutte le attività di studio possano essere efficacemente condotte in situ, senza esporre i resti ai rischi derivanti dalla loro movimentazione».

Dal canto suo, il soprintendente ai Beni culturali di Ragusa, Antonino De Marco, replica: «C'erano tutte i documenti in regola per autorizzare. L’associazione che ha proposto il progetto aveva tutte le caratteristiche per farlo».

La parola ora passa all’assessorato regionale.