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la tragedia di genova

Ponte Morandi, il maxi processo arriva alla sentenza: chiesto quasi un secolo di carcere per gli imputati

Il procedimento ha ricostruito cause e responsabilità del crollo del viadotto. Al centro delle accuse sicurezza, manutenzioni e controlli

14 Luglio 2026, 19:05

19:10

Ponte Morandi, il maxi processo arriva alla sentenza: chiesto quasi un secolo di carcere per gli imputati

A poco meno di otto anni dal crollo del ponte Morandi, il viadotto autostradale collassato il 14 agosto 2018 alle 11:36 stroncando la vita di 43 persone, si chiude uno dei processi più importanti e imponenti celebrato nelle aule di giustizia italiane. Un dibattimento a carico di 57 persone iniziato il 7 luglio 2022, per un totale di 284 udienze. Per i sostituti procuratori Walter Cotugno e Marco Airoldi responsabili di quel disastro sono i vertici e tecnici dell’epoca e quelli passati di Autostrade, di Spea (la controllata che si occupava di vigilanza e manutenzione), del ministero dei Trasporti e del Provveditorato. Secondo la procura, per anni si sarebbe risparmiato sulla sicurezza e le manutenzioni autostradali per garantire più dividendi ai soci. Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. Accuse per le quali sono stati chiesti quasi 400 anni di carcere e una assoluzione. La pena più alta, 18 anni e sei mesi, è stata chiesta per Giovanni Castellucci, ex ad di Aspi. Lui ha sempre respinto le accuse: «Mi sento responsabile ma non colpevole».

In quattro anni di dibattimento, davanti al presidente Paolo Lepri e ai colleghi Ferdinando Baldini e Fulvio Polidori, sono stati sentiti 282 testimoni, quattro periti. Sono stati esaminati 12 imputati mentre in 21 hanno rilasciato spontanee dichiarazioni. All’inizio sono state ammesse oltre 200 parti civili (avevano chiesto di essere ammesse 658), ne sono rimaste 168 dopo che alcune hanno trovato un accordo.

Quello per il crollo del ponte Morandi è un processo imponente anche per la mole di materiale cartaceo e informatico acquisito dalla guardia di finanza e quello prodotto in udienza. Oltre 12 terabyte di documentazione (compresi foto e video), 332 faldoni cartacei, 352 supporti informatici, 24.213 le pagine trascritte, 10.431 le pagine dei verbali riassuntivi, oltre 5.000 le pagine di memoria conclusiva dei pm. 67 i difensori degli imputati, 33 quelli delle parti civili. Le due società Aspi e Spea sono uscite dal processo con un patteggiamento di quasi 30 milioni. Le indagini della guardia di finanza sono durate oltre tre anni. L’udienza preliminare è andata avanti per cinque mesi.

Dopo il crollo erano nati altri tre filoni di indagine: quella sui falsi report sui viadotti, quella sulle barriere fonoassorbenti pericolose e quella sui falsi report sulle gallerie e la loro mancata messa in sicurezza. I tre filoni sono stati riunificati in un unico processo con 47 imputati. Nel frattempo, in Liguria i cantieri in autostrada non sono ancora finiti, il ponte è stato ricostruito con un progetto donato dall’archistar Renzo Piano, alla radura della memoria sotto il viadotto manca l’ultimo miglio. Castellucci è in carcere per la tragedia di Avellino e il pubblico ministero Massimo Terrile, magistrato di turno quel 14 agosto, è andato in pensione ed è poi morto a maggio, non riuscendo a vedere la fine del processo che ha voluto e studiato fino all’ultima riga di ogni singolo documento.