Corte d'Assise
Gli zii del boss Ercolano vivevano lì dove partì la chiamata che rivendicava il duplice omicidio del 1990
Cominciato il dibattimento sugli omicidi di Francesco Vecchio e Alessandro Rovetta. Sentito il capocentro Dia, Puzzo
Finalmente è cominciato. Ieri è stato sentito il primo testimone di quello che si annuncia un lungo dibattimento. Il processo è quello per l’agguato mafioso avvenuto il 31 ottobre 1990 in cui persero la vita i manager delle Acciaierie Megara, Francesco Vecchio e Alessandro Rovetta. In aula Famà è presente, tra gli altri, anche Pierpaolo Vecchio (figlio della vittima) con gli avvocati di parte civile Enzo Mellia e Giuseppe Lo Faro.
Il procuratore generale Carmelo Zuccaro e la sostituta Pg Giovannella Scaminaci hanno rivolto le domande a Felice Puzzo, il capocentro della Dia che, assieme al nucleo interforze di polizia giudiziaria, ha condotto le indagini dopo l’avocazione della Pg. Un’inchiesta che si è arricchita di nuove intercettazioni, ma che ha portato anche a rimestare vecchi atti, verbali di collaboratori di giustizia e consulenze scientifico-balistiche. «Lo scopo era identificare mandante e movente del duplice omicidio», spiega.
Vecchio e Rovetta sarebbero stati uccisi per ordine di Aldo Ercolano, all’ergastolo per il delitto del giornalista Pipo Fava. La condanna a morte sarebbe stata decretata dal boss per il no degli imprenditori al pagamento del pizzo. Un rifiuto che avrebbe determinato la terribile sentenza. Nell’estorsione, oltre al nipote di Nitto Santapaola, anche il colletto bianco Enzo Vinciullo (citato nei pizzini di Provenzano), Lucio Tusa, Leonardo Greco e Antonino Motta.
Il duplice delitto, ha raccontato Puzzo sollecitato dal Pg, fu rivendicato tre volte. Una volta all’Ansa di Torino da parte della Falange Armata. Una città dove all’epoca vivevano dei parenti di Aldo Ercolano. In particolare uno zio. Un’inquietante coincidenza che sarà approfondita - ha annunciato Zuccaro - nel corso dell’attività istruttoria. L’esame di Puzzo continuerà il 6 ottobre. E sono pronti a porre domande gli avvocati Valeria Rizzo, difensore di Ercolano, e Francesco Strano Tagliareni che assiste Motta.