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Festino, Lorefice scuote Palermo sulle "nuove pesti": «Lavoro, pizzo e povertà. No a una fede ridotta a folklore»

L’arcivescovo è intervenuto prima in Cattedrale poi a piazza Marina

16 Luglio 2026, 06:45

06:50

Festino, Lorefice scuote Palermo sulle "nuove pesti": «Lavoro, pizzo e povertà. No a una fede ridotta a folklore»

La giornata religiosa del Festino di Santa Rosalia si è articolata attorno a due momenti simbolici: la solenne celebrazione del mattino in Cattedrale e il tradizionale discorso alla città pronunciato in serata dall'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice in piazza Marina. Due interventi che hanno condiviso lo stesso messaggio: la fede non può esaurirsi nella devozione, ma deve tradursi in impegno concreto di fronte alle ferite della città e del mondo.

Nell'omelia del mattino Lorefice ha ricordato che l'incontro con Cristo passa anche attraverso «il travaglio della città, nelle sue ferite e nelle sue contraddizioni». Da qui il richiamo alle principali emergenze sociali di Palermo: la vertenza degli ex lavoratori Almaviva, i giovani privi di prospettive occupazionali, gli anziani alle prese con una sanità che fatica a rispondere ai bisogni e i migranti costretti a lasciare i propri Paesi a causa di guerre e povertà. «Non si tratta di buonismo», ha sottolineato l'arcivescovo, ma della testimonianza concreta della fede attraverso la carità. Santa Rosalia è stata indicata come il modello di una santità vissuta nella concretezza, capace di trasformare il Vangelo in gesti di prossimità, servizio e speranza.

Lo stesso filo conduttore è stato ripreso poche ore dopo nel discorso alla città, nel quale Lorefice ha parlato delle "nuove pesti" che affliggono Palermo, l'Italia e il mondo. L'arcivescovo ha denunciato il ritorno del racket, la recrudescenza della violenza mafiosa e delle intimidazioni, ma anche il disagio sociale alimentato dalla mancanza di lavoro, richiamando ancora una volta la vicenda degli ex Almaviva, dalle poche denunce contro il pizzo e dalle dipendenze che finiscono per alimentare la criminalità organizzata. Per Lorefice, limitarsi alla repressione non basta: la risposta deve essere prima di tutto culturale, sociale e politica.

Il presule ha poi allargato lo sguardo al contesto nazionale e internazionale, definendo una "peste" anche la diffusione di una cultura del rifiuto e dell'esclusione. Ha ribadito che l'accoglienza dei migranti non è una scelta ideologica ma un'esigenza del Vangelo, affermando che «chi difende il privilegio di alcuni rispetto ad altri è fuori dal Vangelo». Infine ha rivolto un appello contro la guerra, indicata come la più grave delle pesti contemporanee, e ha invitato Palermo a guardare a Santa Rosalia come esempio di chi ha scelto il servizio invece del potere. «Il Festino - ha concluso - non può essere una ricorrenza folkloristica, ma un esame di coscienza collettivo e un impegno concreto per costruire una città più giusta, fraterna e solidale».