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il retroscena

Così la droga entrava in carcere: nascosta nella salsiccia e nei calamari

Gli investigatori della Mobile di Catania hanno ricostruito l'attività illecita dell'avvocato catanese e del dirigente medico in servizio a Noto

15 Luglio 2026, 22:00

Così la droga entrava in carcere: nascosta nella salsiccia e nei calamari

Dovevano essere viveri destinati ai detenuti, ma i calamari e la salsiccia erano “imbottiti” di stupefacenti pronti a entrare in carcere.

È uno degli episodi ricostruiti dagli investigatori della Squadra Mobile nell’inchiesta “Oltre al Villaggio” che ha portato in carcere 19 persone del gruppo catanese collegato al clan Cappello-Bonaccorsi.

Le indagini avviate nel 2022, dopo una sparatoria nella discoteca Ecs Dogana, hanno fatto luce sul traffico di droga in città, su numerose sparatorie e sui contrasti all’interno del clan.

Ma soprattutto hanno accertato il sistema di introduzione di droga e telefoni cellulari all’interno degli istituti penitenziari siciliani nel quale sono coinvolti l’avvocato catanese Giancarlo Filippo Maria Puglisi (“persona di riferimento del clan” come scrive il Gip Dorotea Catena) e un dirigente medico in servizio al carcere di Noto (che non è stato ancora interrogato).

L’attività investigativa ha ricostruito come l’avvocato fungesse da “corriere” per introdurre la droga in occasione dei colloqui.

Nel dettaglio, Puglisi ha portato nel carcere di Agrigento per conto del suo assistito Sebastiano Miano (che gestisce gli affari di droga nel quartiere catanese del Villaggio San’Agata) diverse partite di sostanza stupefacente - nascoste all’interno della salsiccia - poi rivendute all’interno dell’istituto penitenziario.

Lui stesso accettava di essere nominato come difensore dei detenuti al solo scopo di recapitare lo stupefacente e non già per fornire assistenza legale «intrattenendo, senza alcuna remora - scrive il Gip - colloqui con affiliati liberi e detenuti finalizzati alla consumazione dell'attività illecita».

Puglisi, come compenso per le prestazioni svolte, riceveva a sua volta pagamenti in denaro o sostanza stupefacente per uso personale, sebbene mirasse a compensi più onerosi, come una motocicletta.

Puglisi avrebbe anche tentato di introdurre dispositivi telefonici all’interno del carcere di Noto in favore di un altro indagato anche lui raggiunto dalla misura cautelare, Alfredo Blancato.

A introdurre i calamari all’interno del carcere di Noto era, invece, il medico compiacente approfittando del suo ruolo di dirigente medico nella struttura penitenziaria siracusana.