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15 luglio 2026 - Aggiornato alle 22:08
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Il caso sollevato da La Sicilia

La replica dell’Arnas Garibaldi: «Ecco la verità sui compensi dei manager»

«Non si è trattato di un premio “auto assegnato” ma di un atto dovuto. Richiesti 5 anni di arretrati, istruttoria scattata in contemporanea con l’istanza dell’ex direttore amministrativo»

15 Luglio 2026, 22:00

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La replica della Direzione strategica del Garibaldi è arrivata. Lunga e dettagliata. E riconosce pure che Luisa Santangelo, nell’articolo pubblicato ieri, «ricostruisce con cura le date e riporta correttamente le cifre», pur nella necessità di chiarimenti che vengono forniti in questa occasione: «Il primo punto - si legge - riguarda il titolo. “211.354,40 euro” non sono un bonus e non scattano in un giorno. Sono la somma di due posizioni distinte, quelle dell’ex direttore amministrativo e dell’ex direttore sanitario, riferite a cinque annualità arretrate, dal 2019 al 2022 più il 2024. Sono importi maturati anno per anno e liquidati con ritardo, non un premio deciso in blocco».

«Il secondo punto - prosegue la nota - riguarda la sequenza. La determinazione n. 4 del 17 luglio 2025 non nasce dalla nomina del nuovo direttore amministrativo ma dall’istanza dell’ex direttore amministrativo, giunto a scadenza di mandato, che il 2 luglio 2025 ha richiesto le somme maturate; da quel momento è partita l’istruttoria e la posizione dell’ex direttore sanitario è stata definita nello stesso atto sia per una ragione pratica - stesso periodo, stessa norma, stessa verifica - sia per parità di trattamento.

«Il terzo punto - si legge ancora - è il cuore della questione e riguarda gli obiettivi dei quali si stia parlando; non di quelli del direttore generale, che la Regione assegna e la Regione valuta, ma del direttore sanitario e del direttore amministrativo ai quali sono attribuiti obiettivi propri dal Direttore Generale secondo l'articolo 2, comma 5, del D.P.C.M. 502 del 1995. Su quelli - non su altri - sono misurati con gli indicatori aziendali dentro l'azienda. È un ciclo autonomo, con un titolare diverso, un valutatore diverso, un oggetto diverso. Quel ciclo, per gli anni in questione, si è chiuso: obiettivi assegnati, relazioni dei direttori acquisite, valutazione conclusa con apprezzamento dell'Organismo indipendente di valutazione. Da quel momento la quota integrativa non è più una possibilità rimessa a qualcuno: è un'obbligazione dell'Azienda verso i suoi ex direttori. La determinazione n. 4 sta a valle di tutto questo ed è un atto dovuto: prende un ciclo già chiuso e ne trae la conseguenza contabile».

«Il quarto punto - puntualizza - riguarda la nota assessoriale del 2014, che l’articolo presenta come giustificazione «di dodici anni fa», anteriore agli ultimi due aggiornamenti del contratto dei direttori generali. Quella nota non interpreta il contratto del direttore generale: interpreta la norma che attribuisce la quota ai direttori sanitario e amministrativo, cioè una fonte diversa e più alta, che nel frattempo non è cambiata. E dice una cosa sola: che l’attività dei due direttori è collegata a quella del direttore generale, ma che la loro spettanza non è subordinata alla verifica regionale sul direttore generale. Nessun atto successivo l’ha superata. Un’interpretazione non decade per anzianità. Va aggiunto, infine, che non si tratta di una lettura inaugurata nel 2025. Anche in passato la quota integrativa ai direttori sanitario ed amministrativo, allora in carica, è stata liquidata con lo stesso criterio, sulla sola valutazione aziendale e separata da quella del Direttore generale».

«Quanto alla firma degli atti - è la chiusa - l’articolo la segnala come circostanza sospetta. È il contrario. Il direttore amministrativo ha firmato proprio perché il beneficiario non poteva farlo: l’attuale direttore generale, destinatario della quota per un incarico ricoperto in precedenza, è rimasto fuori dall’istruttoria e non ha sottoscritto nulla, come impongono l'articolo 6-bis della legge 241/1990 e l'articolo 7 del D.P.R. 62/2013. La firma di un dirigente diverso non è l’anomalia della vicenda: è la regola di astensione che ha funzionato».