il caso
Il caldo ferma i cantieri soltanto sulla carta. I sindacati denunciano: «Mancano i controlli»
In Sicilia è vietato lavorare all’aperto con rischio elevato di stress termico. Ma fioccano le accuse sulle verifiche insufficienti
Tv generaliste, con l’arrivo delle prime temperature estive, pubblicavano ripetutamente annunci rivolti ai più anziani o ai fragili invitando a “evitare le ore più calde della giornata” e rifugiarsi nei centri commerciali per sfuggire all’afa. Appelli che, con il tempo, hanno assunto quasi una connotazione farsesca, diventando argomenti da meme social.
Il caldo, sempre più frequente, sempre più «cattivo», però, è ormai sempre più una emergenza che riguarda non solo i più deboli, ma anche chi lavora all’esterno e svolge attività pesanti. Per questo, da alcuni anni, vige lo stop per «stress termico»: un divieto a svolgere attività nelle ore più calde e nelle giornate in cui viene previsto un rischio alto. Il principio è lo stesso delle ordinanze per le precipitazioni eccezionali e l’allarme meteo per condizioni avverse.
Lo scorso 12 giugno il presidente della Regione Renato Schifani, per il secondo anno, ha firmato un’ordinanza valida fino al 31 agosto 2026, che stabilisce il divieto di lavorare all'aperto nella fascia oraria che va dalle 12:30 alle 16:00 se il livello di allerta è indicato come alto da un apposito sito on line che periodicamente aggiorna le previsioni da questo punto di vista. Ad essere tutelati, sulla carta, sono i settori che vanno dall'edilizia, all'agricoltura, al florovivaismo, alle cave, passando dalla logistica e ai rider delle consegne a domicilio, qualora l'esposizione al sole sia prolungata. Tutto facile, tutto chiaro. Ma funzionerà? Come spesso avviene in Sicilia, no.

«Il problema è condiviso con tutte le province – ci spiega il segretario regionale della Fillea Cgil, Giovanni Pistorio – tanto che ci arrivano ogni giorno decine di segnalazioni da ogni parte della Sicilia. Sono però i sindacalisti a dover svolgere un’azione nei cantieri che spetterebbe alle forze dell’ordine e, anche, alla Polizia Locale. Spesso i datori di lavoro sottovalutano gravemente il rischio per la salute dei lavoratori ma – aggiunge - anche l’impatto che le alte temperature hanno sulla realizzazione di opere come quelle in calcestruzzo. Ciò che mi chiedo è: perchè i Comuni sono spesso nelle condizioni di far rispettare le ordinanze di divieto dei lavori nelle zone balneari in estate e non debbono occuparsi anche dei cantieri in generale?»
Le istituzioni, tuttavia, non sono sempre sorde. «Il prefetto di Trapani dopo le nostre segnalazioni – aggiunge Pistorio – ha convocato un tavolo tecnico, ora ci aspettiamo la stessa attenzione da altri enti».
«Da quello che è il nostro osservatorio – commenta Pasquale De Vardo, segretario generale Feneal-Uil Sicilia – le denunce le fanno solo i lavoratori. È chiaro che c’è un problema di controlli se consideriamo che in tutta la Sicilia sono solamente 45 gli ispettori del lavoro, però il decreto prevede che anche le altre forze dell'ordine possano agire e oggi non avviene. Purtroppo riscontriamo che questo tema, e più in generale quello della sicurezza dei lavoratori, non riesce a divenire una priorità, perchè poi il business, il guadagno, viene prima di tutto».
Certo, ci sono anche molti imprenditori per bene, che rispettano le regole e si trovano dinnanzi ad una burocrazia complessa per ottenere il rimborso delle giornate non lavorate.
«Le confermo che anche nel nostro caso le denunce arrivano quasi sempre dai lavoratori – spiega Paolo D’Anca, segretario regionale Filca Cisl – anche se a volte non si va fino in fondo per paura. La proposta è: iniziamo a redigere gli appalti sapendo che ci potranno essere delle giornate di stop nel periodo estivo, con un conseguente calo di produzione. Modifichiamo le regole a monte, scongiurando così la tentazione a “correre” sulla pelle dei lavoratori».