la curiosità
Baci, profumo e droga: così le lettere superavano i controlli in carcere a Caltagirone
Il retroscena del blitz "Oltre al Villaggio" contro il gruppo di giovani leve che fa capo al clan Cappello-Bonaccorsi
Bastava una busta affrancata apparentemente come tante altre e un mittente donna per fare entrare in carcere la droga.
Dopo i calamari “imbottiti” e la salsiccia (introdotti dal dirigente medico e dall’avvocato compiacenti) è lo stratagemma che emerge dalle carte dell’inchiesta “Oltre al Villaggio” con cui gli agenti della Squadra Mobile hanno sgominato il gruppo di giovani leve che fa capo al clan Cappello-Bonaccorsi.
Ascoltando numerose conversazioni, gli investigatori hanno ricostruito come gli indagati detenuti avanzavano ai sodali in libertà l’invio di lettere contenenti piccoli quantitativi di sostanze stupefacenti, fornendo anche le generalità di terzi da indicare nella missiva come destinatari e suggerendo l’utilizzo di vari escamotage in modo da scongiurare il rischio di essere scoperti.
A luglio 2023, mentre Sebastiano Miano è rinchiuso nel carcere di Caltagirone - ricostruisce il Gip Dorotea Catena - viene intercettata una conversazione in cui Miano commissiona a Orazio Guerino l’invio di una lettera “stupefacente”. Raccomandandogli, inoltre, di fare in modo che la missiva risultasse come lettera romantica inviata dalla compagna di un detenuto con lo stampo di un bacio con il rossetto rosso e una spruzzata di profumo. «Procuri un rossetto, te lo metti in bocca e gli stampi i baci nel foglio - dice Miano non sapendo di essere intercettato - e una spruzzata di profumo gli metti. Però mettigli il nome e cognome di una donna, vita. Metti il nome e cognome di una donna, hai capito? Il mittente». Guerino capisce al volo e replica: «Per dire, Gabriella Spampinato?» (un nome a caso). Cinque giorni dopo, Miano riferisce a Guerino di avere ricevuto la lettera e quest’ultimo lo rassicura sull’arrivo della successiva.
Un copione, quello della corrispondenza, replicato anche nelle carceri di Termini Imerese e di Agrigento dove Miano è stato trasferito per motivi disciplinari.
Un sistema sempre più insidioso, che sfrutta la normale corrispondenza per aggirare i controlli e alimentare il traffico di droga all’interno degli istituti penitenziari, dove anche un semplice foglio di carta può trasformarsi in merce preziosa.
