Verso il 19 luglio
Borsellino, il ricordo in Corte d'appello a Palermo. La figlia Lucia: "Ho visto l'agenda rossa, non cercare la verità è perdere la speranza"
Interventi del sindaco Roberto Lagalla, del presidente della Regione Renato Schifani e del magistrato Antonio Balsamo
"Sono stata una delle testimoni oculari dell’agenda rossa appartenuta a mio padre. La sua sottrazione dal luogo della strage non può fermare la ricerca della verità. Solo pensare che la sparizione di questo importantissimo reperto possa rendere impossibile la ricerca della verità rischia di far cadere nella disperazione, intesa come mancata speranza che questa storia possa essere ricomposta. Significa vanificare gli sforzi che le istituzioni sane di questo Paese hanno compiuto e stanno compiendo giorno dopo giorno. Penso a questa procura che ci ospita, penso alla procura di Caltanissetta e alla Commissione parlamentare antimafia". Lo ha detto Lucia Borsellino, figlia di Paolo, il magistrato ucciso nella strage di via D’Amelio a Palermo con 5 agenti della scorta il 19 luglio 1992, intervenendo nell’aula magna della corte d’Appello a Palermo a un evento per ricordare la strage. Era presente anche l’altro figlio di Borsellino, Manfredi.
"La strage di via D’Amelio è una delle pagine più oscure della nostra storia repubblicana. Fare piena luce è un dovere morale dello Stato. Lo dobbiamo non soltanto ai familiari delle vittime, ma anche a tutti i siciliani onesti che dopo tanti anni chiedono ancora di conoscere la verità". Lo ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, a margine dell’evento organizzato dalla Associazione nazionale magistrati, nella Corte di assise di Palermo, in occasione del trentquattresimo anniversario dell’attentato in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Al termine dell’incontro è stata inaugurata la mostra "Le rose spezzate. Speciale stragi". "Il sacrificio di questi servitori dello Stato - ha aggiunto Schifani - resta un esempio straordinario di coraggio, di senso delle istituzioni e di amore per la nostra terra. Sono un modello che deve continuare a ispirare le nostre azioni, in particolare quelle di chi ricopre un incarico pubblico. Gli ultimi episodi di cronaca - ha concluso il presidente - dimostrano che non possiamo abbassare la guardia. Ringrazio la magistratura e le forze dell’ordine per il lavoro straordinario che compiono quotidianamente. Occorre proseguire con fermezza sulla strada del rigore e della legalità. "La Sicilia - ha concluso il presidente - ha avviato un percorso virtuoso di riscatto e di cambiamento e le istituzioni hanno il dovere di sostenere ogni iniziativa che sia in grado di mantenere viva la memoria e di trasmettere alle nuove generazioni i valori per i quali tanti uomini e tante donne hanno sacrificato la propria vita".
Il presidente della Corte d’Appello di Palermo, Antonio Balsamo, nel suo intervento ha isistito sulla responsabilità verso i giovani e sul loro ruolo: "Il messaggio che vogliamo lanciare oggi - ha detto -è che il ricordo di Paolo Borsellino è qualcosa che unisce magistratura, avvocatura, istituzioni e giovani. C'è una presenza molto intensa di ragazzi a questo nostro incontro e questo credo sia un modo per realizzare il sogno di Borsellino. Restano nel nostro cuore le parole dette un mese dopo la strage di Capaci, quando spiegava che la lotta alla mafia deve essere anzitutto un movimento culturale e morale, capace di coinvolgere le giovani generazioni in quanto più sensibili alla bellezza del fresco profumo della libertà: questo suo messaggio è l’impegno di tutti noi, per questi ragazzi Borsellino è il modello di uomo, di magistrato, di italiano".
"Le parole pronunciate oggi dal presidente della Corte d’Appello Antonio Balsamo ci consegnano un messaggio di straordinaria attualità: il sacrificio di Paolo Borsellino e di tutte le vittime delle stragi non appartiene soltanto alla memoria, ma continua a rappresentare un richiamo concreto a rilanciare, ogni giorno, l’impegno di tutti gli onesti. È questa la risposta più forte che le istituzioni e la società civile possono dare a chi ha tentato e continua a tentare di piegare la nostra comunità con la violenza e l’intimidazione". Così, in una nota, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla che oggi ha partecipato alla celebrazione "Ricordo di Paolo Borsellino". "Le sue parole, pronunciate con grande dignità e senso delle istituzioni, hanno ricordato a tutti noi che la ricerca della verità non può conoscere arresti né scoraggiamento. Il richiamo all’Agenda Rossa e alla necessità di ricostruire fino in fondo quella pagina della nostra storia è un patrimonio morale che appartiene all’intero Paese e che interpella ciascuno di noi. Desidero rinnovare il mio sincero ringraziamento alla magistratura palermitana, alla Procura della Repubblica, alla Direzione distrettuale antimafia, alle forze dell’ordine e a tutti gli investigatori che, con professionalità e determinazione, stanno conseguendo importanti risultati nel contrasto a Cosa nostra e alle nuove forme di pressione mafiosa sul territorio. Le recenti operazioni investigative e gli interventi che hanno colpito le reti criminali responsabili di estorsioni, intimidazioni e violenze ai danni dei commercianti rappresentano un segnale concreto della presenza dello Stato e della sua capacità di reagire con fermezza. Palermo deve continuare a essere la città che sostiene chi denuncia e chi lavora onestamente. Ai commercianti e agli imprenditori che subiscono minacce voglio ribadire che non saranno mai lasciati soli. La battaglia per la legalità si vince soltanto rafforzando il legame tra cittadini e istituzioni, alimentando quella fiducia che Paolo Borsellino ha testimoniato fino all’estremo sacrificio e che ancora oggi rappresenta la nostra guida".