Tangenti e porti siciliani, il boss e il dirigente scelgono il rito abbreviato
Carmelo Vetro e Giancarlo Teresi a processo per corruzione aggravata sui lavori costieri tra mazzette e influenze mafiose
Hanno optato per il giudizio abbreviato il presunto boss di Favara Carmelo Vetro e il dirigente del Dipartimento Infrastrutture e Mobilità della Regione Siciliana, Giancarlo Teresi, arrestati ad aprile con l’accusa di corruzione aggravata.
La stessa scelta è stata compiuta anche dal fratello di Vetro, Salvatore, e da Antonio Lombardo, dipendente e amministratore formale della società riconducibile all’imprenditore mafioso.
Secondo l’accusa, nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo Vito Di Giorgio, Teresi avrebbe “asservito la propria funzione” agli interessi privati del capomafia favarese, già condannato in via definitiva a nove anni per mafia, ricevendo in cambio diverse tangenti.
Tra marzo, luglio e agosto dello scorso anno sarebbero state accertate tre dazioni di denaro. Nel mirino degli inquirenti sono finiti gli appalti per bonifiche, dragaggi, ripascimenti costieri e il conferimento in discariche autorizzate dei sedimenti rimossi dai fondali marini, commissionati dal dipartimento diretto da Teresi per i porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini.
Il dirigente avrebbe sistematicamente sponsorizzato e favorito la Ansa Ambiente s.r.l., società attiva nell’intermediazione e nel commercio di rifiuti, gestita occultamente da Vetro.
Attraverso intese corruttive, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, Teresi avrebbe consentito a Vetro di aggirare le misure di prevenzione e la normativa sulle interdittive antimafia, permettendogli di operare di fatto “in un settore delicatissimo, quale quello dei rifiuti, guadagnare denaro e prestigio negli ambienti criminali”, anche alla luce dei suoi rapporti con figure come Giovanni Filardo, cugino di Matteo Messina Denaro.
Nell’indagine era rimasto coinvolto anche l’ex manager della sanità Salvatore Iacolino, che avrebbe messo a disposizione del compaesano Vetro l’influenza e la rete di relazioni costruite come dirigente generale del Dipartimento Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, oltre alla propria esperienza politica, contribuendo così al rafforzamento del clan agrigentino. La sua posizione è stata stralciata.
Un altro indagato, l’imprenditore Giovanni Aveni, si è riservato di scegliere il rito. L’udienza è stata rinviata al 11 settembre per le conclusioni del pubblico ministero.