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La sentenza

“L’ultimo atto” della mafia: 11 condanne nel processo d'appello

L’inchiesta che ha decapitato il clan Toscano-Tomasello-Mazzaglia

18 Luglio 2026, 05:21

05:30

“L’ultimo atto” della mafia: 11 condanne nel processo d'appello

È arrivato il secondo step giudiziario del processo, stralcio abbreviato, scaturito dall'inchiesta dei carabinieri "Ultimo Atto" che ha messo in silenzio il clan Toscano-Tomasello-Mazzaglia di Biancavilla (storico alleato dei Santapaola-Ercolano di Catania) e di alcuni mafiosi di Adrano.

Il blitz, scattato tre anni fa, ha fatto emergere il ritorno del boss Pippo Mancari "u pipi", che pur condannato all'ergastolo ma avendo beneficiato di alcune misure alternative, era tornato in libertà e subito «attivo» dal punto di vista mafioso.

La conferma della sentenza è arrivata solo per Marco Toscano, figlio del noto boss Salvatore, le altre dieci posizioni invece sono state riformate con i «concordati». La Corte d'Appello di Catania ha condannato Salvatore Manuel Amato a 9 anni di reclusione, Fabrizio Distefano a 8 anni e 4 mesi di reclusione, Placido Galvagno a 16 anni di reclusione, Piero Licciardello a 10 anni e 8 mesi di reclusione, Cristian Lo Cicero a 3 mesi di reclusione (pena complessiva di 16 anni e 7 mesi), Giuseppe Mancari a 9 anni e 6 mesi di reclusione, Alfio Muscia 3 anni di reclusione (pena complessiva di 20 anni, 9 mesi e 10 giorni), Vincenzo Pellegriti a 4 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione, Mario Venia a 20 anni di reclusione, Carmelo Vercoco a 3 anni di reclusione (pena complessiva di 16 anni).

La Corte ha anche condannato gli imputati alla rifusione in solido delle spese in favore delle due parti civili, l'Associazione Libera Impresa e il Comune di Biancavila.

Le indagini erano state avviate dopo il tentato omicidio di Davide Galati Massaro, avvenuto a Biancavilla nel 2018, commesso da Riccardo Pelleriti a colpi di kalashnikov, dopo una lite. Il clan era riuscito a mettere sotto scacco diversi imprenditori che, periodicamente, pagavano il pizzo. Nell'inquietante fenomeno dell'estorsione ci sono finiti anche i giostrai, che erano costretti a emettere biglietti gratis per i figli dei detenuti.

Nell'operazione è stato coinvolto anche Christian Lo Cicero, difeso dagli avvocati Francesco Messina ed Eugenio De Luca, che è stato il creatore ad Adrano della cellula mafiosa del clan Mazzei di Catania.