la testimonianza
«A casa a giocare a carte, poi quel boato tremendo, il fumo, il sangue, il caos»
Nella strada della strage il ricordo nitido di una residente: «Pensammo a una fuga di gas, poi accendemmo la tv e capimmo tutto»
Per il 19 luglio la via D’Amelio, nella giornata che commemora la strage dove persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta (Emanuela Loi, Claudio Traina, Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano e Vincenzo Li Muli), si riempie di persone e di memoria. C’è chi arriva con un fiore, chi si ferma in silenzio, chi guarda quell’albero diventato simbolo di contrasto a Cosa Nostra. Tutti si radunano per ricordare. Ma bastano poche ore e le serrande si abbassano, la strada torna quella di sempre: più buia e più trascurata.
«Oggi via D’Amelio è un tratto di città molto tranquillo - racconta Giovannella Giampiccolo, una residente - ma a dire il vero è più trascurato rispetto a quegli anni. La via Cirrincione ad esempio è totalmente al buio la notte. All’epoca, quando Borsellino veniva a trovare la sorella e la madre con la scorta, ci sentivamo più al sicuro. Sono passati tanti anni, ma quel giorno difficilmente lo dimenticherò».
Una giornata che raccoglie cittadini, istituzioni e studenti, ma per chi ha vissuto da sempre in quelle zone ogni angolo racconta ma soprattutto rievoca quei tragici momenti, che scrissero una pagina sanguinaria di storia e resistenza. «Quel pomeriggio mia madre aveva organizzato un torneo di carte, improvvisamente sentimmo un boato fortissimo: io ero appena tornata dal mare, mi trovavo in ascensore. Inizialmente pensammo si trattasse di un’esplosione data da una fuga di gas, poi accendendo il televisore capimmo che si era trattato di un attentato al magistrato Borsellino».
Il fumo nero si propagava lungo via D’Amelio raggiungendo anche via Cirrincione e zone limitrofe. Nei primi momenti subito dopo l’esplosione dell’autobomba imbottita di 50 kg di tritolo, lo scenario che veniva restituito era di assoluta devastazione: i vetri degli appartamenti in frantumi, l’intonaco delle abitazioni caduto per terra, per strada una confusione incontrollata e un viavai di sirene e ambulanze. Tutto il quartiere guardava quelle immagini dietro a una finestra: «Ci affacciammo subito verso la zona alberata e vedemmo un fungo nero di fumo, gente in strada e tanta confusione - ricorda Giampiccolo - per fortuna le finestre erano aperte, l’onda d’urto ruppe solo una porta a vetri dell’appartamento di via Cirrincione. Mia madre chiamò immediatamente il 112, in quel momento pensavamo a tutto tranne che ad un attentato, non immaginavamo cosa fosse successo».
In pochi minuti la scena si riempì di mezzi di soccorso. «Arrivarono le prime auto, si vedevano persone ferite, il quartiere nel caos. Il palazzo dove mi sono trasferita anni dopo su via D’Amelio era completamente danneggiato: pieno di fori, sembrava bombardato».
Dopo soli 57 giorni dalla strage di Capaci, Cosa Nostra aveva colpito un altro uomo delle istituzioni. «Capimmo si trattasse di un attentato solo dopo aver acceso la televisione: pochi minuti dopo il nostro telefono continuava a squillare, amici e parenti da tutta la Sicilia erano preoccupati, volevano sapere se stessimo bene».
Alcuni appartamenti riportarono gravi danni e molti residenti furono trasferiti in alloggi temporanei vicini. «Molte case erano inagibili - spiega Giampiccolo - ricordo che un mio inquilino fu spostato su via del Bersagliere per un anno: le settimane dopo la strage vennero i tecnici per effettuare i sopralluoghi e nel giro di poco tempo venne tutto ripristinato. Le spese furono finanziate interamente dallo Stato. La palazzina era annerita, l’esplosione aveva fatto cadere pezzi di intonaco, distruggendo balconi e vetrate. Devo dire che i lavori di ristrutturazione furono piuttosto celeri, il Comune si attivò subito per spostare i residenti in altre abitazioni».
A distanza di anni il ricordo resta vivo, soprattutto in chi tuttora abita nel quartiere. «Da più di trent’anni ogni anno vengono deposti fiori vicino all’albero, accanto alle foto di Borsellino. Il 19 luglio è una data importante, un momento di memoria che continuiamo a mantenere vivo».