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Paceco

Ritrova quattro buoni postali del 1946 nel fascicolo dei loculi: dopo 80 anni il valore sale a circa 146mila euro

Una scoperta inaspettata e potenzialmente molto redditizia per la signora Antonina Caleca, classe 1947

18 Luglio 2026, 16:35

16:40

Ritrova quattro buoni postali del 1946 nel fascicolo dei loculi: dopo 80 anni il valore sale a circa 146mila euro

Una scoperta inaspettata e potenzialmente molto redditizia per la signora Antonina Caleca, classe 1947, residente a Paceco. Esaminando la documentazione relativa all’acquisto dei loculi funerari dei genitori, ubicati nel cimitero di Castellammare del Golfo, la donna ha rinvenuto quattro buoni postali fruttiferi emessi nel 1946 per un valore nominale complessivo di 12.000 lire. I titoli, allegati agli atti ritrovati, sono stati sottoposti a valutazione da un consulente incaricato dall’Associazione Italia, che ha stimato il valore attuale del rimborso — comprensivo di rivalutazione, interessi legali e capitalizzazione dalla data di emissione fino al momento del ritrovamento — in circa 146.000 euro.

La signora Caleca ha affidato la pratica ai legali dell’Associazione Italia (www.associazione-italia.it), che da tempo assiste cittadini nel recupero di buoni postali e titoli di Stato antichi non riscossi, sia a livello nazionale che internazionale. L’obiettivo è presentare istanza di rimborso nei confronti di Poste Italiane e del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), enti che — secondo la documentazione e l’orientamento dell’associazione — risultano obbligati in solido a “onorare” i debiti derivanti da titoli emessi anche prima dell’istituzione della Repubblica.

La questione cruciale attorno alla quale ruoterà la controversia è la prescrizione del diritto al rimborso. Secondo i legali dell’Associazione Italia, richiamando l’articolo 2935 del Codice Civile, “la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere”. Da tale principio deriva la tesi secondo cui il termine prescrizionale decennale non partirebbe dalla data di emissione (1946) bensì dalla data del ritrovamento dei titoli: solo dopo averli materialmente scoperti, infatti, la titolare poteva vantare ed esercitare il diritto al rimborso. Sulla base di questa interpretazione i legali hanno già predisposto l’azione verso Poste Italiane e il MEF.

Secondo quanto riferito dall’Associazione, sia il MEF sia Poste Italiane avrebbero talvolta eccepito la prescrizione in analoghe vicende, sostenendo che il diritto al rimborso si sia estinto per decorso del termine. Tuttavia, gli studi giuridici e le iniziative associative che si occupano di “titoli antichi” segnalano che le posizioni nei singoli casi possono variare in funzione della documentazione, del tipo di titolo e degli interventi normativi o amministrativi applicabili. Non mancano, inoltre, precedenti di cittadini che hanno ottenuto rimborsi significativi a fronte di buoni o titoli ritrovati dopo decenni.

Solo per dare qualche indicazione di dimensione, l’Associazione segnala che in Italia esisterebbero ancora milioni di titoli di credito “antichi”buoni postali, libretti bancari, BOT e altri titolipotenzialmente non riscossi e ancora soggetti a rimborso. La situazione è resa più complessa da scarse informazioni pubbliche e, talvolta, da una insufficiente chiarezza nella comunicazione degli enti erogatori.

I legali dell’Associazione Italia procederanno con le verifiche formali e con l’invio delle richieste documentali a Poste Italiane e al MEF; se necessario, la vicenda potrà approdare alle vie giudiziarie per vedere riconosciuto il diritto al rimborso con le rivalutazioni calcolate. L’Associazione ha già predisposto la documentazione di base e la perizia che quantifica l’importo stimato in circa 146.000 euro, importo che naturalmente potrà subire variazioni in sede di accertamento ufficiale.

La signora Caleca si è detta “sorpresa e speranzosa”, mentre i legali dell’Associazione Italia hanno confermato l’impegno a seguire la pratica “con rigore tecnico e legale”. L’Associazione ha reso disponibile il proprio supporto per analoghi casi e invita chi ritrovi titoli d’epoca a rivolgersi a professionisti o a strutture associative competenti.

La vicenda sarà aggiornata non appena saranno disponibili risposte ufficiali da Poste Italiane o dal MEF, o in caso di azioni giudiziarie avviate dai legali dell’Associazione. Nel frattempo, l’Associazione Italia resta contattabile attraverso il proprio sito per consulenze e segnalazioni.