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Il blitz di Catania

Panico al Villaggio, i carusi di “Piripicchio: «Michele si è pentito, è un manicomio...»

Intanto l’indagato che risultava irreperibile si è costituito nel carcere di Piazza Lanza

19 Luglio 2026, 04:58

07:25

Panico al Villaggio, i carusi di “Piripicchio:  «Michele si è pentito, è un manicomio...»

«Michele si è pentito». «Anzi, no». «Sì, è confermato». Nel 2023 si è scatenato il panico al Villaggio Sant’Agata quando ha cominciato a girare la voce della collaborazione con la giustizia di Michele Vinciguerra, “u cardunaru”. Il boss dei Cappello, dopo l’operazione Kynara, ha deciso «per amore dei nipoti» di passare dall’altra parte della barricata. Il bagaglio di conoscenze di Vinciguerra preoccupava non poco Seby Miano “Piripicchio” e i suoi sodali, che sono stati al centro del blitz “Oltre il Villaggio” eseguito dalla squadra mobile mercoledì all’alba.

Nelle carte dell’operazione c’è un capitolo proprio dedicato alle “fibrillazioni” scatenate dalla collaborazione di Vinciguerra. Come una scena teatrale si assiste a una serie di dialoghi in cui si commenta la notizia del pentimento del cappelloto, che poco dopo è smentita. «Eh... ti vuole parlare lo zio Davide (riferendosi a Davide Laudani, ndr) perché dice che Michele non si è pentito! E dice che ha combinato un manicomio... quello Michele anche...», così la compagna di Miano ha cercato di rassicurarlo. La “giovane leva” dei Cappello per tutto il giorno tentava di avere informazioni al riguardo. Chi diceva la verità? Miano contattava un tale Santo, che gli rispondeva: «Seby, c’è chi dice che non è vero, c’è chi dice che è vero, c'è chi dice che sono genero e suocero... non si sta capendo niente». «Sta facendo lo sbirro, ci siamo?», spiegava a un certo punto lo zio Davide a Miano, che poi tentava di dargli dei consigli su come comportarsi: «Però, Seby ora anche se viene l'avvocato e te lo racconta, tu fai come se non sai i fatti! Stiamo parlando, lascia stare che loro stanno dicendo per quello che tu stai pagando e stai facendo! Io parlo di nuovo che cose accusatorie non ce n'è! Ricordo che in alcune occasioni tipo va che Michele ti ha alzato le mani a te! Lo stai capendo? Non ha niente! Non c'è niente, punto». Un sodale di Miano è riuscito ad avere le dichiarazioni di Alberto Bassetta, il genero di Vinciguerra. Un episodio che “Piripicchio” ha provato a portare a suo favore: era quindi Bassetta il pentito e non Vinciguerra.

Ma alla fine, Miano e i carusi del Villaggio si sono dovuti arrendere all’evidenza: Vinciguerra si era pentito e i suoi verbali sono stati inseriti anche nel fascicolo d’indagine “Oltre il Villaggio”, che posiziona Miano a capo di un’organizzazione criminale dedita allo spaccio con il marchio dei Cappello.

A proposito del blitz, ieri si è costituito al carcere di Piazza Lanza, Sebastiano Testa, detto “Ianu u stortu”, l’indagato che risultava irreperibile. Testa, difeso dall’avvocato Salvatore Centorbi, affronterà l’interrogatorio di garanzia nelle prossime ore.