Il delitto fra Catania e Carlentini
Omicidio Privitera, accusato di essere il killer: il figlio del boss resta in cella
La Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa di Catanzaro jr. Intanto le indagini sul delitto vanno avanti
La Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa di Pietro Catanzaro, che nei mesi scorsi è stato destinatario di una misura cautelare emessa dal gip poiché accusato, in concorso con un complice, dell’omicidio di Salvatore Alfio Privitera avvenuto il 5 gennaio scorso. Il corpo, carbonizzato, è stato trovato dai familiari nelle campagne di Carlentini il giorno dell’Epifania.
Pietro Catanzaro, che è il figlio del boss dei Cappello Giovanni ’u milanisi, resta dunque in carcere. Gli avvocati Francesco Antille e Rosario Arena avevano impugnato l’ordinanza emessa dal Tribunale del Riesame di Catania che aveva confermato l’ordinanza del giudice per le indagini preliminare eseguita dai carabinieri il 19 marzo. «La Suprema Corte è entrata nel merito», commenta l’avvocato Antille. «Questo è un dato molto importante per la difesa. Sarà, quindi, importante leggere le motivazioni della Cassazione, che dovrebbero essere depositate nell’arco di due mesi».
L’inchiesta sul brutale delitto non è ancora chiusa. Si attendono gli esiti delle indagini scientifico-forensi (fra cui anche quelle del Dna) che sono state avviate in un secondo momento. Per gli inquirenti all’agghiacciante esecuzione avrebbero partecipato altri complici. Potrebbero aver dato un supporto nella fase della soppressione del cadavere. Alla vittima, inoltre, potrebbe essere stata sottratta una consistente somma di denaro. Negli atti giudiziari si ipotizza una cifra di 100.000 euro. Al puzzle mancherebbero alcuni tasselli, che potrebbero arrivare proprio dalle indagini scientifiche. Salvatore Privitera sarebbe stato ammazzato - secondo il teorema della procura - per un debito di droga e gioco. L’omicidio sarebbe avvenuto a Ippocampo di Mare. La vittima sarebbe stata prima picchiata e poi colpita da una fucilata alla nuca a distanza ravvicinata. I killer, dopo un primo tentativo di bruciarlo direttamente sul luogo del delitto, lo avrebbero trasportato con la sua macchina fino alle campagne di Carlentini. E qui avrebbero appiccato l’incendio al suv con all’interno il cadavere.
Nelle mani dei carabinieri ci sono anche le intercettazioni del cognato della vittima che si era improvvisato detective. E anche le dichiarazioni dell’ex cappelloto Giovanni Sozzi, che da alcuni mesi collabora con la giustizia.


