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Guerra sul Mare

Nona notte di raid USA sull’Iran: Teheran risponde facendo esplodere due petroliere nello Stretto di Hormuz

Crisi nel Golfo: raid statunitensi e ritorsioni iraniane con l'esplosione di due petroliere nello Stretto di Hormuz, minaccia alle rotte commerciali e impatti sui mercati energetici.

20 Luglio 2026, 07:11

07:20

Nona notte di raid USA sull’Iran: Teheran risponde facendo esplodere due petroliere nello Stretto di Hormuz

La crisi nel Golfo si è ulteriormente acuita nella notte: mentre gli Stati Uniti hanno completato la nona notte consecutiva di attacchi contro obiettivi iraniani, Teheran ha annunciato una risposta dura e spettacolare, segnalando l’esplosione di due petroliere nell’area meridionale dello Stretto di Hormuz e rivendicando attacchi contro velivoli statunitensi in Medio Oriente. Lo scenario marittimo, già segnato da settimane di attacchi a navi commerciali e allarmi internazionali, rischia ora di precipitare in una fase ancora più pericolosa per il commercio globale e la sicurezza dei marittimi

Secondo un comunicato diffuso dalle agenzie iraniane e rilanciato dai media di Stato, i Guardiani della Rivoluzione avrebbero “intercettatodue petroliere che avrebbero tentato di attraversare una cosiddetta «rotta meridionale» dello Stretto «senza autorizzazione» e che sarebbero poi esplose mentre transitavano in quella che Teheran definisce una zona minata. L’agenzia Tasnim e altri organi iraniani hanno descritto l’episodio come una risposta alle operazioni militari statunitensi e come un’azione volta a impedire passaggi «non autorizzati» nelle acque controllate dall’Iran

L’allerta in mare non è nuova: dall’inizio dell’escalation sono già state segnalate numerose aggressioni a navi commerciali nella regione, con incendi a bordo e casi di equipaggi evacuati. Organismi internazionali come la UKMTO — il centro britannico per le operazioni marittime nella regione — e l’IMO hanno più volte diffuso avvisi e aggiornamenti sulla pericolosità delle rotte attorno allo Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman, invitando le compagnie e i capitani delle navi alla massima prudenza. Nei giorni scorsi il UKMTO aveva già segnalato incendi e attacchi a distanza nelle acque attorno all’Oman e allo Stretto; l’IMO ha inoltre documentato decine di attacchi a navi commerciali e diverse vittime tra i marittimi dall’inizio delle ostilità.

Fonti occidentali, pur confermando gli attacchi reciproci nella regione — e in particolare i raid aerei statunitensi nelle ultime notti — segnalano con preoccupazione il rischio di un rapido allargamento del conflitto. Washington ha motivato le proprie operazioni come tentativi di degradare capacità iraniane ritenute responsabili di atti contro forze e alleati statunitensi nell’area; dall’altra parte Teheran rivendica azioni che definisce legittima autodifesa e controllo delle rotte marittime intese come «acque nazionali» nella sua narrativa. Testate internazionali sottolineano che le operazioni militari hanno già inciso sui mercati energetici, con il prezzo del petrolio salito nei giorni scorsi in risposta alla minore sicurezza dello stretto. 

Tra gli altri elementi emersi nelle ultime ore, le autorità iraniane hanno dichiarato di aver preso di mira strutture e velivoli in basi collegate a operazioni statunitensi in Giordania — affermazioni che, sebbene rilanciate da agenzie iraniane, trovano riscontro parziale nelle ricostruzioni occidentali che parlano di lanci di missili e di possibili danni materiali in aree limitrofe. La situazione sul terreno è però estremamente fluida: intercettazioni, attacchi con droni e raid aerei si susseguono in una catena di reazioni che rende difficile una verifica rapida e indipendente di ogni singolo episodio. 

Le implicazioni pratiche sono immediate e gravi. Lo Stretto di Hormuz rappresenta la via d’uscita per una quota significativa del petrolio mondiale: ogni ulteriore interruzione o rischio di attacco alle petroliere si riflette direttamente sui mercati energetici e sulle catene di approvvigionamento globali. Inoltre, il crescente numero di episodi contro navi mercantili ha già portato Stati terzi e organizzazioni marittime internazionali a intensificare avvisi di sicurezza e a raccomandare deviazioni di rotta o l’adozione di misure protettive a bordo.

In questo contesto, la comunità internazionale si trova di fronte a scelte difficili: aumentare la presenza militare per proteggere le rotte e le navi civili, cercare nuove soluzioni diplomatiche per deflettere l’escalation, o correre il rischio di una progressiva internazionalizzazione del conflitto. Le prossime ore saranno cruciali per capire se il ciclo di attacchi notturni si placherà o se invece produrrà reazioni che rischiano di trascinare altre nazioni in un confronto aperto. Allo stesso tempo, rimane alta la paura per l’innesco di incidenti non intenzionali in mare, dove una singola esplosione o un errore di identificazione può generare conseguenze drammatiche.

La raccomandazione per i lettori è di seguire gli aggiornamenti delle agenzie internazionali e dei canali ufficiali: in una crisi dove propaganda e informazioni strategiche si sovrappongono, la verifica e la prudenza restano essenziali. Per i marittimi e le compagnie di navigazione, l’indicazione delle organizzazioni marittime internazionali è sempre la stessa: evitare passaggi non necessari nella zona, informare le autorità competenti per ogni anomalia e osservare scrupolosamente gli avvisi emessi da UKMTO e IMO.