IL MIRACOLO MANCATO
Siracusa e il grande paradosso: il Santuario c'è, ma il turismo religioso non decolla
Nonostante uno dei luoghi di culto più importanti del Novecento, la città non riesce ancora a costruire un'offerta strutturata per intercettare il turismo dei pellegrinaggi.
Siracusa custodisce uno dei luoghi di fede più conosciuti del Novecento, legato alla lacrimazione della Madonna del 1953, eppure non riesce ancora a trasformare questo patrimonio spirituale in un motore di turismo religioso capace di attrarre pellegrini durante tutto l’anno. Un paradosso che appare ancora più evidente se si considera che molte altre città hanno costruito un’offerta religiosa e culturale molto più strutturata attorno a eventi e santuari di rilievo anche inferiore.
Il Santuario della Madonna delle Lacrime rappresenta una meta di grande valore per i fedeli ma manca - nonostante gli sforzi e l’abnegazione del rettore don Aurelio Russo - una strategia complessiva che colleghi il luogo di culto agli altri tesori religiosi, storici e artistici della città.
Più volte Giuseppe Rosano, già presidente di Noi Albergatori ha fatto notare come sarebbe necessario avviare percorsi dedicati, iniziative permanenti, una promozione mirata nei circuiti internazionali dei pellegrinaggi e una rete tra istituzioni, chiesa e operatori turistici.
Il risultato è che Siracusa continua a vivere soprattutto di turismo culturale mentre il turismo religioso rimane un’opportunità solo parzialmente sfruttata. Valorizzare questo patrimonio non significa soltanto aumentare le presenze, ma offrire alla città un flusso di visitatori distribuito durante tutto l’anno, con ricadute positive sull’economia locale e sulla conoscenza della sua identità spirituale. Un’occasione che, almeno finora, Siracusa non è riuscita a cogliere fino in fondo. E la città non può permettersi di lasciare nell’ombra una risorsa che potrebbe diventare un volano di fede, cultura e sviluppo.