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L'intervista

L'Università di Messina aperta al Mondo: «Garantire lo studio in un territorio difficile è la nostra priorità»

La rettrice Giovanna Spatari sul trend in crescita dell’Ateneo. «Più servizi e borse di studio per i nostri giovani con investimenti mirati»

21 Luglio 2026, 07:50

L'Università di Messina aperta al Mondo: «Garantire lo studio in un territorio difficile è la nostra priorità»

Sguardo aperto al mondo e un occhio puntato alla realtà messinese, con un obiettivo, creare opportunità reali per i giovani. Punta in alto l’ateneo messinese e conquista la vetta delle classifiche. Numeri, certo, ma che nascondono un grande lavoro, costruito dietro una precisa visione politica. Quella della rettrice Giovanna Spatari.

Messina dodicesima tra i grandi atenei italiani. Si tratta di un risultato importante che è frutto di una programmazione che mette al centro i bisogni degli studenti.

«Le classifiche vanno lette con equilibrio: sono strumenti parziali, fotografano alcuni aspetti e non altri. Detto questo, il segnale è chiaro e ci conforta, perché conferma che gli investimenti avviati stanno producendo effetti misurabili. Abbiamo deciso di partire dai bisogni concreti di studentesse e studenti - informarsi, orientarsi, sostenersi economicamente, sentirsi accompagnati - e di costruire i servizi attorno a questi bisogni, non viceversa. È un lavoro corale, che coinvolge tutta la comunità accademica e l’Amministrazione, e i cui frutti si vedono nel tempo».

Due i trend in crescita. Quello legato alla comunicazione e ai servizi digitali e quello connesso alle borse di studio. Quali gli sforzi fatti in tal senso?

«Sulla comunicazione e sui servizi digitali l’aver ottenuto il punteggio più alto tra i grandi atenei riconosce un lavoro di lungo periodo. Non si tratta solo di essere presenti sui canali digitali: significa rendere l’informazione accessibile, tempestiva e utile. Sulle borse di studio il passaggio da 81 a 88 punti, che ci colloca al quarto posto nazionale, per me ha un valore particolare. Un anno fa avevo espresso preoccupazione per il calo generale delle risorse destinate al diritto allo studio, un problema denunciato da tutto il mondo accademico. Come Ateneo abbiamo scelto di fare la nostra parte: borse, esoneri, riduzioni delle tasse, immatricolazione gratuita per i diplomati con il massimo dei voti. In un momento in cui le famiglie fanno i conti con difficoltà economiche reali, garantire che nessuno rinunci a studiare per ragioni economiche è una priorità assoluta».

Oggi l’ateneo di Messina è più a misura di studente. Ed è una precisa scelta politica. Da dove nasce?

«Nasce da una convinzione semplice: l’università pubblica esiste perché esistono gli studenti. Vogliamo che la nostra università rimanga accessibile e che l’esperienza universitaria sia sostenibile, in tutte le sue dimensioni (economica, abitativa, psicologica, relazionale). Il successo formativo non dipende solo dalla qualità delle lezioni, ma dal contesto complessivo in cui una ragazza o un ragazzo vive gli anni dello studio. Per questo lavoriamo su residenze e servizi abitativi, dove stiamo raccogliendo i frutti di investimenti avviati anni fa, sul benessere psicologico, sul tutorato, sugli spazi di studio e sulle attività sportive e culturali. Non è assistenzialismo: è la condizione perché il talento possa esprimersi indipendentemente dalle condizioni di partenza. In un territorio come il nostro, dove il divario socio-economico con altre aree del Paese è un dato storico, questa scelta assume un significato ancora più forte».

C’è un dato che non emerge dal rapporto Censis ed è legato all’internazionalizzazione dell’ateneo. In cosa si traduce questa dimensione sempre più aperta al mondo?

«Si traduce, prima di tutto, in persone. Essere un’università aperta al mondo significa anche assumersi questa responsabilità. Poi ci sono i numeri e i progetti, come la mobilità Erasmus e i tirocini all’estero, che consideriamo parte integrante del percorso formativo e non un’esperienza per pochi; le collaborazioni scientifiche con atenei e centri di ricerca stranieri, che crescono insieme ai finanziamenti competitivi; l’attrattività verso studenti internazionali e da fuori regione, che i dati confermano in aumento. Una dimensione aperta al mondo significa che chi si laurea a Messina si è formato dentro reti, linguaggi e relazioni internazionali e porta con sé questo capitale ovunque decida di costruire il proprio futuro. Messina è stata per secoli un crocevia di civiltà, il nostro compito è tradurre questa storia in opportunità presenti».

Diverse le collaborazioni con diversi soggetti istituzionali. Quanto è importante fare rete per la crescita del territorio? E quanto questo crea nuove opportunità per i nostri ragazzi?

«È decisivo. Nessuna istituzione, da sola, può invertire le tendenze strutturali di un territorio. L’Università mette a disposizione competenze, ricerca e capacità progettuale; le altre istituzioni portano visione amministrativa, risorse e conoscenza dei bisogni. Il supporto scientifico alla riqualificazione del waterfront, la collaborazione con il Comune sul Mira, gli accordi con l’Autorità di Sistema Portuale sono esempi di un metodo: la terza missione universitaria intesa come parte integrante del nostro mandato pubblico. Per gli studenti tutto questo si traduce in tirocini, occasioni di ricerca applicata, contatti con il mondo delle professioni e, in prospettiva, in opportunità di lavoro qualificato qui, nel loro territorio».