PALERMO
Via D’Amelio, è scontro dopo il 19 luglio: accuse incrociate tra Fiaccolata e Agende Rosse
Botta e risposta tra gli organizzatori della manifestazione e il movimento guidato da Salvatore Borsellino
Non si spegne la polemica sulle tensioni che hanno segnato le commemorazioni del 19 luglio in via D'Amelio. All'indomani degli episodi avvenuti al termine della tradizionale Fiaccolata, arriva un duro botta e risposta tra gli organizzatori della manifestazione e il Movimento delle Agende Rosse guidato da Salvatore Borsellino.
Gli organizzatori della Fiaccolata, Mauro La Mantia ("Comunità '92") e Davide Gentile ("Forum XIX Luglio"), parlano di un clima di tensione alimentato nei giorni precedenti e culminato in quella che definiscono una "indegna gazzarra" davanti all'ulivo di via D'Amelio.
Secondo i promotori della Fiaccolata, un centinaio di persone avrebbe tentato di disturbare il momento di raccoglimento al termine della manifestazione, trasformando "un luogo sacro della nazione" in un terreno di scontro. Nel mirino finisce Salvatore Borsellino, accusato di aver contribuito a creare un clima ostile nei confronti degli organizzatori e dei partecipanti alla Fiaccolata.
La Mantia e Gentile respingono anche le accuse di voler monopolizzare le commemorazioni, rivendicando una presenza in via D'Amelio che, sottolineano, va avanti dal 1996, ben prima della nascita del Movimento delle Agende Rosse. Gli organizzatori contestano inoltre quella che definiscono una "politicizzazione" dell'anniversario della strage, sostenendo che la loro manifestazione si sia sempre svolta senza interventi politici dal palco.
Nel comunicato non manca una critica anche alla gestione dell'ordine pubblico, con un riferimento agli accordi presi nei giorni precedenti tra le varie realtà coinvolte nelle commemorazioni.
La replica di Salvatore Borsellino
Di segno opposto la lettura fornita dal Movimento delle Agende Rosse. Salvatore Borsellino esprime rammarico per quanto accaduto, spiegando che il coro scandito da alcuni gruppi giovanili presenti in via D'Amelio – "Fuori la mafia dallo Stato" – non era stato pensato come una provocazione nei confronti della Fiaccolata, ma come uno slogan da sempre condiviso dal movimento.
Borsellino sostiene che gli accordi con la Digos sugli spazi e sui tempi delle diverse manifestazioni fossero stati rispettati e attribuisce quanto accaduto a un problema di coordinamento tra le diverse componenti presenti.
Il fondatore delle Agende Rosse afferma che, se fosse riuscito a raggiungere l'ulivo al momento dell'arrivo della Fiaccolata, avrebbe potuto fermare sul nascere le contestazioni spontanee. Ribadisce inoltre che le indicazioni fornite dal movimento erano quelle di manifestare il dissenso nei confronti dei rappresentanti delle istituzioni semplicemente voltando loro le spalle e mostrando l'Agenda Rossa.
Per Borsellino si è trattato di "un difetto di comunicazione tra le varie realtà aderenti alla manifestazione", per il quale il movimento si dice dispiaciuto, assicurando che in futuro saranno adottate misure per evitare il ripetersi di situazioni analoghe.
Lo scontro, dunque, lascia aperta una frattura sulle modalità con cui ricordare la strage di via D'Amelio e la figura del giudice Paolo Borsellino, in un anniversario che avrebbe dovuto rappresentare un momento di memoria condivisa e che invece si è concluso tra accuse reciproche e polemiche.