CATANIA
Il carcere di piazza Lanza è una polveriera: dalla rivolta dei detenuti alla rabbia della polizia penitenziaria
Alcuni detenuti di due bracci - ognuno con centinaia di ospiti - sarebbero venuti in contatto e nella colluttazione scaturita c'è stato anche il ferimento di tre agenti
Detenuti in protesta nel carcere di Piazza Lanza, dove per contenere i disordini sono stati inviati di supporto poliziotti, carabinieri e finanzieri che hanno presidiato l’area attorno alla casa circondariale. Dalle prime notizie, alcuni detenuti di due bracci - ognuno con centinaia di ospiti - sarebbero venuti in contatto e nella colluttazione scaturita c'è stato anche il ferimento di tre agenti penitenziari. Sul posto anche i mezzi di emergenza del 118. Arrivati anche agenti del Gio (Gruppo di intervento operativo), un reparto speciale della Polizia Penitenziaria, voluto dal Ministero della Giustizia: opera su scala nazionale per fronteggiare gravi emergenze, rivolte e situazioni di elevato rischio all'interno e all'esterno degli istituti.
«È stato chiesto - dice Armando Algozzino, presidente nazionale di Uil Fp polizia penitenziaria - l’ausilio delle altre forze dell'ordine perché il numero degli agenti presenti non era sufficiente a sedare la rissa; servirebbero una ventina di agenti in più, invece sono meno della metà». «I detenuti delle sezioni Simeto e Amenano sono entrati in contatto. La situazione è diventata incontrollabile e tre agenti fra quelli che hanno cercato di evitare il peggio sono rimasti feriti. Uno ha subito una lussazione, un altro è ferito al volto. Altri hanno avuto escoriazioni. Consideriamo che la mobilità dei detenuti a Piazza Lanza è del 47% di tutta quella in Sicilia, questo significa passaggio continuo di persone che vengono in contatto con provenienze, storie e culture diverse».
Per il presidente nazionale del Consipe, Mimmo Nicotra: «quanto sta accadendo a Piazza Lanza non è una fatalità, è la cronaca di un disastro ampiamente annunciato, la firma del fallimento della politica gestionale dell’Amministrazione penitenziaria. Da mesi urliamo ai quattro venti che la struttura catanese è una polveriera pronta a esplodere, schiacciata da un sovraffollamento insostenibile che sfiora il 170% e da una carenza organica cronica che supera le 60 unità». Per il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe): «Soltanto il coraggio, la professionalità e il senso dello Stato dimostrati hanno impedito che la situazione degenerasse ulteriormente. Le aggressioni, le tensioni e le condizioni operative insostenibili avevano ampiamente annunciato ciò che purtroppo si sta verificando. Nessuno potrà dire di non sapere».
