Il retroscena di un’inchiesta calabrese
Lo sporco Dna del boss: «Gli omicidi di Stato furono atti necessari»
L’intercettazione: un uomo di vertice della ‘Ndrangheta così commentava nel 2022 gli attentati ordinati da Cosa Nostra
La mafia può cambiare pelle ma non il Dna brutale e violento. Quando a distanza di 34 anni dalla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si leggono delle intercettazioni che forniscono qualche alibi alla strategia del terrore applicata dai corleonesi contro lo Stato si può facilmente comprendere come la lotta alla criminalità organizzata e alla cultura mafiosa sia tutt’altro che vinta. L’operazione Matrix della Dda di Reggio Calabria ha coinvolto Gaetano Chirico, uomo di vertice nel clan De Stefano e nipote dei boss della ’Ndrangheta Paolo, Giorgio e Giovanni De Stefano, ammazzati fra gli anni ’70 e ’80. Nel faldone dell’inchiesta finiscono delle conversazioni del 2022 davvero agghiaccianti. Chirico è arrivato a definire gli attentati organizzati da Cosa Nostra siciliana degli “omicidi di Stato necessari”. Il boss, in particolare, raccontava a un interlocutore le discussioni che alcune volte intratteneva con un professore durante il lavoro - come misura alternativa - in una onlus. A tal proposito il gip calabrese ha rimarcato: «Le considerazioni di natura criminale di Chirico portano lo stesso a effettuare alcune riflessioni su Cosa Nostra Siciliana, la quale aveva dovuto rispondere all’attività repressiva dello Stato quando era stato necessario».
Chirico «raccontava di aver affrontato delicati argomenti afferenti le stagioni stragiste avviate dai due capi storici della mafia siciliana, Salvatore Riina e Bernardo Provenzano». Ma per avere un quadro più chiaro, è bene riportare lo stralcio integrale della dichiarazione indecente di Chirico: «Ora il ragionamento è questo, se sei con le spalle al muro, essendo un soldato, giustamente alla fine in tutte le guerre ci sono i morti e… però, voglio dire, deve essere una necessità! Io parlando con il professore… parlavamo quando io ero là volontario per otto mesi e sono stato con lui, mi diceva il fatto della… del valore della vita, che non esiste …qualsiasi cosa non… diciamo un omicidio non è …non è facile! Gli ho detto io: però professore però ora ve ne dico una e mi dovete rispondere giustamente - gli ho detto io - per dire da come dicono sempre i Tribunali che ci sono le sentenze, per dire … “un Riina e un Provenzano se erano morti nel… nel ’60, quanti morti si sarebbero evitate?” Mi ha detto. Sai che è? Che queste sono morti necessarie, non puoi aspettare là! Mi sono spiegato? Purtroppo io pure sono per il valore della vita… però, però se sei con le spalle al muro… ci sono omicidi di Stato. Eh...quindi… sono omicidi che sono necessari!».
«L’aspetto che qui si vuole sottolineare - annota il gip di Reggio Calabria - è che ogni riflessione di Chirico era sempre segnata e connotata da una precisa scelta di parte che, nella continua contrapposizione delle organizzazioni mafiose allo Stato ed ai suoi apparati repressivi, portava a giustificare “omicidi di Stato… che sono necessari… quando sei con le spalle al muro”». Parole che calpestano la memoria di quegli eroi che non hanno arretrato di un millimetro per liberare la Sicilia dal veleno dei mafiosi.