Il piano
Duferco, 100 milioni investiti su Giammoro
Il sito del laminatoio trasformato per puntare su logistica, energia e servizi industriali. C’è il nodo occupazionale
Un investimento da cento milioni di euro per un grande piano di riconversione dello stabilimento produttivo di Giammoro della Duferco. Un percorso che ha cambiato il profilo dell'attività puntando adesso su logistica, energia e servizi industriali con l'accompagnamento alla transizione occupazionale dei lavoratori impegnati attraverso ricollocazioni, ammortizzatori sociali e nuove opportunità sul territorio. Sono stati questi i temi degli incontri che Andrea Gozzi, presidente di Duferco e vicepresidente nazionale di Confindustria, ha avuto con i sindacati ieri a Messina. Si è discusso del piano presentato nel luglio 2024 presso l’Assessorato Regionale alle Attività Produttive e Gozzi ha voluto sgombrare subito i timori di un abbandono del sito industriale.
«Non si investono 100 milioni di euro per andarsene – ha detto il presidente di Duferco -. Qui immaginiamo una grande esplosione dell'attività della logistica con un grande ruolo che l'area di Giammoro e anche il pontile potranno avere così da prevedere una forte crescita».
Accanto a Gozzi c'erano i presidenti di Confindustria Giuseppe Lupò e della Camera di Commercio Ivo Blandina. Lo stesso Blandina ha evidenziato come «l'impatto economico non è legato solo al pontile ma anche alla piastra logistica che può contare su 30mila metri quadrati, magazzini coperti, il tutto con il raccordo con la linea ferrata che può garantire la mobilità intermodale. Tante aziende, oggi, pagano proprio scotto della distanza e vedono tutto ciò con grande interesse per il valore aggiunto che può nascere».
Il tema, però, è occupazionale, soprattutto quello trattato con i sindacati. Tra ottobre 2023 e giugno 2026 Duferco ha fatto ricorso agli ammortizzatori sociali per accompagnare la fase successiva alla cessazione della laminazione. L’obiettivo è stato garantire continuità di reddito, tutela previdenziale e tempo utile per individuare soluzioni alternative, evitando o rinviando il più possibile misure definitive. Alla riconversione industriale, poi, si è affiancato un piano occupazionale che, tra il 2023 e il 2026, ha consentito di gestire 85 lavoratori su una platea iniziale di 130 unità. Il percorso ha incluso ricollocazioni all’interno del Gruppo, inserimenti presso società terze attive nell’area dello stabilimento, pensionamenti e dimissioni volontarie. In particolare, 62 lavoratori sono stati ricollocati in aziende del Gruppo Duferco, 12 sono usciti per pensionamento o dimissioni volontarie, 7 resteranno in forza per attività connesse alla gestione delle aree e dei servizi industriali e ulteriori 4 saranno ricollocati entro settembre.
Adesso ci sono 45 lavoratori che usciranno dal ciclo produttivo: «Abbiamo offerto soluzioni anche con indennità di trasferta che se fossero state accettate avremmo reimpiegato 110 persone. Purtroppo non è avvenuto e il 9 agosto terminerà il contratto di solidarietà. Noi stiamo mettendo sul piatto tutte le soluzioni possibili per il legame che abbiamo con il territorio e la responsabilità sociale che ci caratterizza».