L’ente assistenziale
Oda Catania, crisi senza fine: Ieri 16 licenziamenti nel ramo Formazione
I lavoratori informati «soltanto il 2 luglio». E dalla Fondazione si dimettono revisori e parte del Cda
La crisi di Oda è inesorabile, e a certificarlo è la stessa Fondazione: ieri, il 22 luglio, è scaduto il termine per la procedura di licenziamento collettivo di 16 lavoratori della Formazione professionale. Il ramo d’azienda è rimasto in seno all’Opera diocesana di assistenza dopo che quello sanitario, al quale fanno capo la maggioranza dei lavoratori, circa 300, è stato dato in affitto dallo scorso febbraio al consorzio di cooperative Sisifo.
Un percorso simile è stato tentato, scrive Oda nella comunicazione di avvio della procedura di licenziamento dello scorso 4 maggio, anche per il ramo Formazione, che in questo caso sarebbe stato ceduto. Ma il tentativo è andato a vuoto. Il bando, che come scrive Oda è stato emesso il 16 aprile, alla scadenza, due giorni dopo, si è chiuso senza manifestazioni di interesse. Da qui la decisione di Oda presa «non avendo dato purtroppo alcun riscontro la procedura competitiva del ramo aziendale “Formazione professionale” e non sussistendo alcun presupposto di prosecuzione dell’attività di tale ramo aziendale, si ritiene non rinunciabile, né differibile, il ricorso alla procedura di cui alla presente dichiarazione di mobilità», ai sensi degli artt. 4 e 24, legge 223/91, si legge nella comunicazione.
Il problema è che di tutto questo «abbiamo avuto comunicazione ufficiale solo lo scorso 2 luglio», informa una delle lavoratrici interessate alla procedura. «Lavoro qui da più di 30 anni - prosegue - e al di là dell’avvio della procedura negoziata per la crisi d’impresa di fine 2025, è più di un anno che vediamo progressivamente sempre più problemi: abbiamo visto progressivamente chiudere le varie sedi, da Siracusa a Nicosia, anche perché nel frattempo abbiamo perso dei finanziamenti per corsi regionali, dopo bandi vinti. L’azienda solo oggi (ieri per chi legge, ndr), alla fine della procedura di licenziamento ci ha mandato le buste paga e comunicato di aver versato i contributi previdenziali da gennaio fino a maggio. Ma è chiaro che se non si sono versati i contributi previdenziali non può ricevere i pagamenti dalle pubbliche amministrazioni. Un circolo vizioso». Il riferimento della lavoratrice è al Durc, documento di regolarità contributiva, a cui si aggiunge il problema principale: «Ad oggi attendiamo 15 mesi di retribuzioni arretrate. In molti se ne sono andati, ma anche il Tfr non è stato versato».
E la rabbia naturalmente è soprattutto per le comunicazioni arrivate in ritardo: «Su questa procedura ufficiale i vertici hanno mantenuto il silenzio assoluto. Solo il 29 giugno un dipendente ne è venuto a conoscenza per puro caso. Quando abbiamo chiesto spiegazioni, l’ente si è quindi limitato a inviare una comunicazione personale a ciascuno di noi, il 2 luglio, priva di qualsiasi numero di protocollo e palesemente redatta all'ultimo momento».
Nel frattempo, Oda ha visto in questi mesi anche le dimissioni di vari componenti del Consiglio di amministrazione e dei revisori dei conti: per salvare lo storico ente assistenziale il termine ultimo resta novembre, a un anno dall’apertura della procedura di crisi.

