l'appello
Incendi a Palermo, le accuse di Monsignor Lorefice: «La mano dell’uomo continua a "violentare" il Giardino che Dio ci ha donato»
L'analisi dell'Arcivescovo: «Siamo stati indolenti e fatalisti»
Sulle ferite ancora aperte dell'emergenza incendi che sta devastando Palermo e la sua provincia s'innalza la voce ferma dell'Arcivescovo Corrado Lorefice. Di fronte all'ennesima scia di fuoco e distruzione che sfigura il territorio, la guida della Chiesa palermitana interviene con un'analisi lucida e senza sconti, trasformando la vicinanza pastorale alle popolazioni colpite in un forte richiamo alla responsabilità collettiva.
«La mano dell’uomo continua a "violentare" il Giardino che Dio ci ha donato», esordisce Lorefice, rivolgendo un pensiero accorato ai comuni travolti dalle fiamme nelle ultime ore, come Castronovo di Sicilia, Belmonte Mezzagno, Trabia, Lercara Friddi e Roccapalumba. A tutte le comunità in ginocchio, il presule assicura la vicinanza e la solidarietà dell'intera diocesi: «Ciascuno si senta custodito nel cuore del Vescovo e della Chiesa palermitana, solidale con chi sperimenta un duro momento di prova e sofferenza».
Nel suo intervento, Lorefice richiama alla memoria anche il drammatico luglio del 2023, quando le fiamme devastarono la chiesa e il convento di Santa Maria di Gesù, a testimonianza di una piaga che continua a ripetersi ciclicamente. Ma è sulle cause profonde del disastro che l'Arcivescovo pronuncia le parole più incisive, rifiutando con decisione la narrazione della «semplice» fatalità o dell'emergenza imprevedibile.
«Tutti noi sappiamo che non si tratta di un’emergenza — incalza la guida della Chiesa di Palermo —. Quello che è accaduto in questi giorni è l’esito ultimo di decenni di decisioni, di scelte, di gesti, di omissioni». Un'accusa che non risparmia nessuno e chiama in causa tutti i livelli della società civile e istituzionale: «La responsabilità ricade certo su chi ha avuto in mano la cosa pubblica, sulla politica; sulle nostre crepe educative, come anche sul modo di annunciare il Vangelo delle nostre comunità cristiane; ricade su di noi, in quanto popolo».
Lorefice conclude tracciando un esame di coscienza collettivo sulla cura dell'ambiente e sulla lotta alla criminalità: «Non abbiamo fatto abbastanza per cambiare la nostra Casa comune, la Terra; per mettere fine alla logica dello sfruttamento e del profitto e combattere le mafie; per difendere l’ambiente, il territorio, i nostri beni culturali. Siamo stati pigri, indolenti, individualisti, fatalisti, distratti da gretti interessi di parte».